Nel settembre 2023, una docente di scuola secondaria di Bologna annotava sul registro elettronico: “La 1ªB legge meno di cinque minuti continui”. Non era pigrizia. Era un sintomo generazionale. Per comprenderlo servono strumenti sociologici affilati, perché le etichette “Gen Z” e “Gen Alpha” non sono solo marketing: sono chiavi per leggere fratture cognitive, valoriali e istituzionali del presente.
Generazione Z: i nativi digitali (1997-2012)
La Generazione Z – post-millennial – abbraccia i nati tra il 1997 e il 2012, anche se i confini restano porosi. È la prima generazione cresciuta con internet già diffuso, smartphone e social media. La psicologa Jean Twenge, nel suo iGen (2017), ha documentato come l’uso pervasivo degli schermi abbia modellato tratti specifici: minor tolleranza all’attesa, ansia sociale elevata, ma anche maggiore accettazione delle diversità. In Italia, una ricerca del Censis (2022) ha mostrato che il 64% dei giovani tra i 14 e i 19 anni usa TikTok quotidianamente, il 41% ammette di dormire con lo smartphone acceso. Il risultato è un’identità “multi-piattaforma”, fluida, costruita per tentativi. Eppure, questa stessa generazione ha affrontato la pandemia durante l’adolescenza o la prima giovinezza: un trauma collettivo che ne ha accelerato la sfiducia verso le istituzioni e il lavoro tradizionale, alimentando il fenomeno delle “grandi dimissioni” e la ricerca di un equilibrio vita-lavoro più netto.
Generazione Alpha: i figli dell’IA (2013-2025)
La Gen Alpha, nata dal 2013 in poi, è la prima a non conoscere un mondo senza assistenti vocali, algoritmi predittivi e realtà aumentata. Il sociologo Mark McCrindle, che ha coniato il termine, la definisce “screenless” non perché staccata dagli schermi, ma perché l’interazione è sempre più vocale, tattile e immersiva, mediata da interfacce che scompaiono. In classe, già oggi, i bambini Alpha interagiscono con ChatGPT come fosse un compagno di studio. La loro socializzazione primaria è ibrida: un rapporto dell’Istat (2023) segnala che il 58% dei bambini tra 6 e 10 anni possiede un tablet proprio. L’esposizione precoce al digitale pone interrogativi neurologici (capacità di attenzione, sviluppo del linguaggio) e pedagogici: come educare alla profondità in un ecosistema che premia la velocità? Qui il rischio non è il “ritardo” tecnologico, ma un impoverimento della capacità simbolica e narrativa, già descritta da Jerome Bruner.
Ma la distinzione tra Z e Alpha non è solo anagrafica: è sociologica. E per coglierla, occorre tornare a Karl Mannheim.
Dizionario delle Scienze Umane: “Generazione” (Karl Mannheim) – significato, origini e attualità
Definizione. In sociologia, una generazione non è una coorte anagrafica, ma un gruppo di individui che condividono una “collocazione generazionale” (posizione nella stratificazione sociale delle età) e che, esposti a eventi storici comuni durante la giovinezza, sviluppano una “connessione generazionale” e possibili “unità generazionali”.

Origine. Il saggio Das Problem der Generationen (1928) di Karl Mannheim (1893-1947) rappresenta lo spartiacque. Mannheim distingue tre livelli: 1) collocazione (essere nati nello stesso arco di tempo e quindi limitati a un certo range di esperienze possibili); 2) nesso generazionale (partecipazione reale a eventi e correnti sociali comuni); 3) unità generazionale (gruppi che, all’interno dello stesso nesso, elaborano risposte diverse agli stessi problemi). Ad esempio, tra i nati negli anni 1920-1930, la collocazione è simile, ma il nesso generazionale si forma attorno alla Seconda guerra mondiale, e le unità generazionali possono essere i resistenti, i collaborazionisti, gli indifferenti. Questo schema evita sia il determinismo biologico sia l’astrattezza delle “coorti” statistiche.
Evoluzione e voci critiche. Dopo Mannheim, il dibattito si è arricchito. Pierre Bourdieu ha parlato di “conflitto generazionale” come lotta per il controllo dei capitali simbolici tra giovani e anziani. Ronald Inglehart ha legato i mutamenti valoriali alle generazioni: quelle cresciute in periodi di sicurezza economica tendono a valori post-materialisti. Più di recente, Bobby Duffy (The Generation Myth, 2021) ha messo in guardia dalle generalizzazioni: gli “effetti generazionali” sono spesso confusi con effetti di età (life-cycle) o di periodo. I dati mostrano che molte differenze attribuite alle generazioni svaniscono controllando per classe sociale e istruzione. Forse, più che parlare di “generazioni” dovremmo parlare di “unità generazionali” in senso mannheimiano, molto più segmentate.
Attualità. La distinzione tra Gen Z e Alpha, allora, non è cronologica ma sociologica: la Z ha vissuto la pandemia da adolescenti, l’Alpha da bambini; la Z ha assistito al definitivo tramonto del lavoro stabile, l’Alpha probabilmente non conoscerà neppure il concetto. E le fratture interne a ciascun gruppo – per reddito, istruzione, contesto territoriale – producono unità generazionali spesso in contrasto tra loro. Capirlo non è un esercizio accademico: serve a disegnare politiche educative e sociali che non trattino i “giovani” come un blocco omogeneo.
Tabella comparativa: Gen Z vs Gen Alpha
| Aspetto | Generazione Z (1997-2012) | Generazione Alpha (2013-2025) |
|---|---|---|
| Tecnologie dominanti | Smartphone, social media, app | IA conversazionale, AR/VR, IoT |
| Interazione digitale | Testuale/visiva, multitasking | Vocale/tattile, immersiva |
| Evento modellante | Pandemia COVID-19 (adolescenza) | Pandemia (infanzia) + IA generativa |
| Valori emergenti | Inclusione, autenticità, attivismo | Personalizzazione, immediatezza, fluidità identitaria |
| Rapporto con le istituzioni | Sfiducia pragmatica, deburocratizzazione | In via di definizione; forte mediazione AI |
Schema concettuale: i livelli di Mannheim
Essere nati in un certo arco temporale.
Partecipare a eventi e influenze comuni.
Gruppi con risposte distinte agli stessi problemi.
Ogni generazione al suo interno si frammenta in unità generazionali spesso contrapposte.
Obiezioni e limiti
L’approccio generazionale non è esente da critiche. Il sociologo Bobby Duffy ha dimostrato che gli effetti di periodo (es. crisi economica) vengono spesso scambiati per effetti generazionali. Inoltre, l’ossessione classificatoria rischia di creare profezie che si autoavverano: etichettare i ragazzi Alpha come “iper-connessi” può spingere educatori e genitori a progettare ambienti che rinforzano quei tratti. È necessario, quindi, tornare a Mannheim per ricordare che una generazione non è un monolite: è un campo di forze dove le disuguaglianze di classe, genere e territorio producono esperienze radicalmente diverse. Ignorarlo significa fare politiche generazionali tanto evocative quanto inefficaci.
Implicazioni educative e sociali
La scuola italiana, ancora ancorata a modelli trasmissivi, fatica a intercettare le unità generazionali più fragili: lo studente Alpha di periferia, privo di connessione stabile, che usa lo smartphone come unico gateway, ha esigenze opposte rispetto al coetaneo di centro città immerso nel coding. Servono interventi di pedagogia differenziata, che valorizzino la socializzazione secondaria come spazio per colmare i divari, non per amplificarli. Ridisegnare i curricoli a partire dalle pratiche digitali reali, senza demonizzarle né idolatrarle, è la sfida per chi oggi insegna Sociologia dell’educazione. Perché, in fondo, ogni generazione è un’ipotesi: sta alla ricerca e alla politica trasformarla in una promessa.
Domande frequenti
La Gen Z (1997-2012) è cresciuta con smartphone e social media, ha vissuto la pandemia da adolescenti; la Gen Alpha (2013-2025) è immersa in IA e realtà aumentata, con un'infanzia segnata dalla pandemia. La loro esperienza digitale è più vocale e algoritmica.
Non una semplice coorte anagrafica, ma un gruppo che condivide una collocazione temporale, partecipa a eventi storici comuni (nesso generazionale) e si articola in unità generazionali con risposte diverse agli stessi problemi.
Permette di cogliere i mutamenti valoriali e comportamentali, evitare generalizzazioni e progettare politiche educative e sociali mirate, riconoscendo che all'interno di ogni generazione esistono fratture profonde legate a classe e contesto.
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