Un’ondata silenziosa sta ridefinendo il confine tra il normale e il patologico. Non passa giorno senza che un’azienda promuova un mindfulness corner, una scuola attivi uno sportello psicologico, o un influencer dispensi consigli di auto-cura. I dati sono eloquenti: secondo stime recenti, le richieste di supporto psicologico sono aumentate del 40% in molti Paesi occidentali nell’ultimo decennio, e il mercato globale delle app per la salute mentale ha superato i 5 miliardi di dollari. Tuttavia, questo boom non è solo un progresso: potrebbe segnalare una frammentazione sociale più profonda. Il sociologo Neil Smelser (1930-2017) parlava di sezioni psicologiche della società: compartimenti istituzionali dove le emozioni vengono elaborate, regolate e talvolta isolate dal resto della vita collettiva.
Per Smelser, ogni società suddivide il proprio spazio psichico al pari del lavoro. In The Social Edges of Psychoanalysis (1998), esplorava come strutture sociali e processi inconsci si incastrino. Le sezioni psicologiche – dal lavoro alla famiglia, dalla terapia alla sfera pubblica – impongono ciascuna una specifica grammatica emotiva. Al lavoro vige il controllo strategico; in famiglia l’intimità negoziata; nella terapia la catarsi strutturata. Quando questi comparti si irrigidiscono, la psiche collettiva si disintegra: il malessere si riversa in uno spazio apposito, mentre il resto della vita si svuota di significato affettivo. Questa intuizione anticipa di decenni le diagnosi sull’«economicizzazione dell’emozione» di Eva Illouz o sulla «cultura del narcisismo» di Christopher Lasch, ma offre una chiave di lettura più sistemica.
La riflessione di Smelser dialoga criticamente con altri studiosi. Philip Rieff, ne The Triumph of the Therapeutic (1966), avvertiva che l’ethos terapeutico erode le religioni civili e lascia gli individui senza guida morale comune. Lasch denunciava un ripiegamento nell’io. Illouz, in Cold Intimacies (2007), mostra come il capitalismo mercifica i sentimenti, producendo freddezza relazionale. Per Michel Foucault, la psicologizzazione è un dispositivo di controllo sociale che normalizza gli anormali. Smelser, pur condividendo il sospetto verso l’ipertrofia terapeutica, mantiene un’ottica struttural-funzionalista: le sezioni psichiche non sono per forza patogene, ma la loro crescente autonomia segnala una società che non sa affrontare i conflitti in modo comunitario.

Il modello del «valore aggiunto» di Smelser – elaborato per i comportamenti collettivi – aiuta a capire perché la terapia sia diventata un fenomeno di massa. Sei condizioni cumulative: 1) conducibilità strutturale: l’instabilità della tarda modernità; 2) tensione strutturale: precarietà lavorativa, crisi della famiglia, atomizzazione; 3) credenza generalizzata: ogni disagio è di origine psicologica e sanabile con un intervento specialistico; 4) fattore precipitante: shock come la pandemia da Covid-19; 5) mobilitazione: industria del benessere, app, influencer; 6) controllo sociale: istituzionalizzazione della terapia in scuola, lavoro, welfare. Il risultato è una «sezione psicologica» sempre più invadente, che drena risorse emotive e cognitive da altri ambiti.
Lo schema qui sotto illustra questa compartimentazione:
Performance emotiva; controllo strategico; smile a comando. La produttività richiede dissociazione.
Intimità negoziata; spazio di sfogo; ma anche terreno di conflitto irrisolto per mancanza di tempo e energie.
Catarsi settimanale; il setting separato scarica tensioni che altrove sarebbero distruttive.
Palcoscenico di autenticità performata; confessione pubblica e validazione istantanea.
La tabella seguente mette a confronto le diagnosi:
| Autore | Interpretazione della terapia nella società | Causa della frammentazione | Rimedio proposto |
|---|---|---|---|
| Smelser | Sezione psichica funzionale ma a rischio di ipertrofia | Rigidità dei comparti e sovraccarico della sfera terapeutica | Integrazione delle funzioni emotive in tutte le istituzioni |
| Rieff | Sostituto della religione, trionfo dell’uomo psicologico | Erosione dell’ordine sacro e della morale condivisa | Recuperare un’autorità morale transpersonale |
| Lasch | Rifugio narcisistico di fronte al declino della sfera pubblica | Cultura del consumo che svuota la personalità | Rivitalizzare comunità e politica partecipativa |
| Illouz | Merce emotiva: il capitalismo assorbe la soggettività | Logica di mercato che colonizza le relazioni | Critica del capitalismo emotivo e nuova alfabetizzazione sentimentale |
| Foucault | Dispositivo di normalizzazione e biopotere | Istituzioni che producono il soggetto docile | Resistenza e decostruzione dei saperi psichiatrici |
Un dato concretizza la tendenza: in Italia, gli psicoterapeuti iscritti all’Ordine sono passati da circa 40.000 nel 2000 a oltre 110.000 nel 2023, un incremento del 175%. Non si tratta solo di maggiore consapevolezza: la crescita è più rapida dell’aumento della popolazione, segno che la domanda di una sezione psicologica specializzata è trainante.
Che fare? Smelser suggerirebbe di non abolire le sezioni, ma di ammorbidirne i confini. La famiglia, la scuola, il luogo di lavoro dovrebbero riappropriarsi della capacità di contenere il disagio senza delegarlo interamente agli esperti. Piccole comunità di pratiche – gruppi di vicinato, associazioni, parrocchie – possono offrire quell’ascolto che la clinica professionalizza. Non si tratta di negare la validità della psicoterapia, ma di evitare che diventi l’unica valvola di sfogo di una società psichicamente segmentata.
Domande frequenti
Neil Smelser, integrando sociologia e psicoanalisi, definiva le sezioni psicologiche come compartimenti istituzionali che ogni società crea per gestire la vita emotiva. Per esempio, il lavoro richiede un controllo emotivo orientato alla produttività, la famiglia un'intimità negoziata, la terapia uno sfogo strutturato. Quando queste sezioni diventano troppo rigide, la psiche sociale si frammenta e il malessere viene scaricato su un unico canale, indebolendo gli altri ambiti relazionali.
La cultura terapeutica tende a medicalizzare ogni disagio, creando una sezione specializzata per la sofferenza. Ciò solleva altri contesti (famiglia, scuola, comunità) dal compito di ascolto e sostegno reciproco. Il risultato è una società di individui emotivamente autonomi ma isolati, che si rivolgono a professionisti invece di costruire legami solidali. Smelser avvertiva che l'ipertrofia di una sezione psichica impoverisce l'intero sistema sociale.
Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.
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