Dizionario delle Scienze Umane: “Fatto sociale” – Émile Durkheim e la forza dei fenomeni collettivi

Cosa spinge un’intera generazione a desiderare lo stesso smartphone? Émile Durkheim lo chiamava fatto sociale: una forza esterna, coercitiva e generale che modella l’agire individuale. Dalla coscienza collettiva all’anomia, un viaggio nei fondamenti della sociologia.

Alessia ha 16 anni e fino a ieri il suo smartphone funzionava benissimo. Oggi, però, tutti i suoi compagni hanno l’ultimo modello. Lei non lo ‘vuole’ – lo ‘deve’ avere. Quella pressione silenziosa, che non viene da un ordine esplicito ma da un’atmosfera diffusa, è un esempio perfetto di ciò che Émile Durkheim chiamava fatto sociale. Non è moda, non è capriccio: è una realtà esterna e coercitiva che orienta l’agire individuale ben più di quanto si creda.

Biografia essenziale

Nato a Épinal, in Francia, nel 1858, da una famiglia ebraica praticante, Durkheim fu tra i fondatori della sociologia come disciplina accademica. Studiò all’École Normale Supérieure, insegnò a Bordeaux e poi alla Sorbona, dove occupò la prima cattedra di scienza dell’educazione e sociologia. Morì nel 1917. Le sue opere principali – La divisione del lavoro sociale (1893), Le regole del metodo sociologico (1895), Il suicidio (1897), Le forme elementari della vita religiosa (1912) – posero le basi per studiare la società come realtà sui generis, irriducibile alla somma degli individui.

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Il fatto sociale: definizione e caratteristiche

Nelle Regole, Durkheim definisce il fatto sociale come «ogni modo di fare, fissato o meno, suscettibile di esercitare sull’individuo una costrizione esteriore; o anche, che è generale nell’estensione di una data società pur possedendo un’esistenza propria, indipendente dalle sue manifestazioni individuali». Tre attributi lo contraddistinguono:

Esteriorità

Esiste prima e al di fuori dell’individuo. La lingua, il sistema monetario, le norme giuridiche sono già lì quando nasciamo e ci sopravviveranno.

Coercizione

Si impone con una forza che avvertiamo appena proviamo a resistere. Vestirsi in modo eccentrico produce sguardi di disapprovazione; fingere una moneta personale porta al fallimento economico.

Generalità

È collettivamente diffuso, non frutto di una scelta arbitraria. Non è un fatto sociale qualcosa che fa un singolo, ma un modo di agire, pensare e sentire comune a molti.

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Si pensi al matrimonio: nessuno obbliga a sposarsi (in Italia, almeno), ma chi supera una certa età senza farlo viene spesso interrogato, compatito, etichettato. La corrente sociale spinge verso un modello, e lo fa con la forza dolce del conformismo. Altro esempio: le regole del traffico. Posso in teoria ignorarle, ma la conseguenza non è solo una multa: è l’esclusione immediata dalla fiducia collettiva. I fatti sociali, scrive Durkheim, sono «cose» – oggetti di studio trattabili con metodo scientifico.

Coscienza collettiva

Strettamente connesso al fatto sociale è il concetto di coscienza collettiva, sviluppato ne La divisione del lavoro sociale. È l’insieme delle credenze e dei sentimenti comuni ai membri di una società, che formano un sistema dotato di vita propria. Nelle società tradizionali, a solidarietà «meccanica», questa coscienza è forte e repressiva: la minima deviazione viene punita duramente. L’esempio storico dell’ostracismo nell’Atene classica, o dei roghi per stregoneria, mostra come il sentimento collettivo si vendichi di chi lo offende. Con l’industrializzazione e la divisione del lavoro, la solidarietà diviene «organica»: gli individui sono interdipendenti ma meno uguali; la coscienza collettiva si indebolisce e lascia spazio all’autonomia personale. Tuttavia, non scompare: il patriottismo, il senso di giustizia diffuso, l’attaccamento alla democrazia sono esempi contemporanei.

Anomia

Ne Il suicidio, Durkheim conia il termine anomia per descrivere una condizione di sregolatezza normativa, in cui i desideri individuali non trovano più argini sociali. Studia in particolare il suicidio anomico, tipico delle fasi di rapido mutamento economico (boom o crisi): le vecchie norme svaniscono e le nuove non si sono ancora consolidate. Un caso italiano recente: l’incremento dei disturbi d’ansia fra i giovani durante la pandemia da Covid-19, quando le routine scolastiche e sociali sono saltate, è interpretabile come fenomeno anomico. Manca il quadro di riferimento che dava senso alle giornate, e alcuni scivolano in uno stato di disorientamento.

L’anomia non è solo mancanza di leggi; è l’incapacità del sistema di regole interiorizzate di incanalare le aspettative. Durkheim la vedeva come patologia della società industriale. Oggi potremmo coglierne i segni anche nella frenesia consumistica priva di limiti simbolici, o nel sentimento di precarietà permanente dei lavoratori atipici.

Normalità e patologia

Dimensione Integrazione normale Stato anomico
Regolazione morale Condivisa, limita le passioni Assente o inefficace, le passioni si scatenano
Suicidio tipico Suicidio altruistico o fatalista Suicidio anomico (e anche egoistico)
Percezione del futuro Prevedibilità, appartenenza Incertezza radicale, sensazione di vuoto
Esempio attuale Famiglie stabili, corporazioni professionali Crollo birsiario del 1929, crisi post-2008, lockdown

La tabella mostra che per Durkheim normalità e patologia sono relative al tipo sociale medio. Un certo tasso di criminalità, ad esempio, è normale perché presente in ogni società; ciò che è patologico è l’eccesso improvviso, che segnala una rottura dell’equilibrio.

Durkheim in dialogo con altri studiosi

Max Weber, contemporaneo di Durkheim, ne condivide la volontà di fondare una scienza sociale, ma rovescia la prospettiva: per Weber la sociologia deve comprendere il senso soggettivo dell’agire individuale, mentre Durkheim insiste sulla esteriorità e coercitività della società. Due spigolature: né l’uno né l’altro avevano torto; piuttosto illuminano aspetti diversi. Robert K. Merton, negli anni ’30, riprende l’anomia in chiave strutturale-funzionalista: l’anomia emerge quando la cultura propone mete (successo economico) senza fornire a tutti mezzi istituzionalizzati per raggiungerle. Anthony Giddens, nel Novecento, con la teoria della strutturazione tenta di superare la dicotomia tra coercizione sociale e libertà individuale, mostrando come le strutture siano al tempo stesso vincolo e risorsa per gli attori.

Obiezioni e limiti

La sociologia durkheimiana è stata accusata di organicismo: la società come corpo, gli individui come cellule. I marxisti rimproverano a Durkheim di trascurare il conflitto di classe e di rappresentare i fatti sociali come entità armoniche quando, in realtà, essi riflettono il dominio di un gruppo su un altro. L’interazionismo simbolico (Blumer, Goffman) contesta l’oggettività del fatto sociale: le norme non sono cose, bensì processi negoziati continuamente nell’interazione quotidiana. Inoltre, la teoria dell’anomia è stata utilizzata a sproposito per patologizzare comportamenti semplicemente non conformisti. Tuttavia, il cuore della proposta regge: esiste una dimensione sovra-individuale che non possiamo ignorare, pena l’incapacità di spiegare regolarità statistiche come i tassi di suicidio o la persistenza delle religioni.

Importanza attuale e ricadute educative

Il concetto di fatto sociale è uno strumento ancora affilato. La diffusione virale dei contenuti digitali, il linguaggio politicamente corretto, la pressione estetica sui social network: in ogni caso possiamo riconoscere una forza esterna che orienta i comportamenti. Non è un demone, ma un dato di realtà. Per la scuola, significa insegnare ai ragazzi a riconoscere i condizionamenti senza diventarne semplici ingranaggi. Significa, per il docente, leggere i fenomeni di bullismo non come somma di cattiverie individuali ma come effetto di una cultura di gruppo da decostruire. Significa, per le politiche pubbliche, progettare interventi che ricostituiscano un tessuto normativo dove l’anomia ha scavato vuoti – pensiamo alle periferie urbane, alla dispersione scolastica, al lavoro nero.

L’opera di Durkheim non è un’archeologia per iniziati. È una mappa per orientarsi in un mondo che, mentre esalta l’individuo, lo plasma più che mai. Riconoscere i fatti sociali è il primo passo per smettere di subirli passivamente e iniziare a discuterli.

Domande frequenti

Qual è la definizione durkheimiana di fatto sociale?

Un modo di fare, fissato o meno, che esercita una costrizione esterna sull’individuo ed è generale all’interno di una società, pur esistendo indipendentemente dalle sue manifestazioni individuali. Esempi: la lingua, le norme giuridiche, le mode.

Cosa intende Durkheim per anomia?

Una condizione di assenza o debolezza delle norme sociali, tipica delle fasi di rapido mutamento economico o sociale. L’anomia genera disorientamento e può aumentare i tassi di suicidio, come argomentato ne 'Il suicidio' (1897).

Come si può applicare oggi il concetto di coscienza collettiva?

La coscienza collettiva è l’insieme delle credenze e dei sentimenti condivisi. Oggi la vediamo nel patriottismo, nel consenso sui diritti umani, o anche nella pressione sociale verso determinati stili di vita veicolati dai media.

Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.

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