La scuola come apparato: Althusser, il 71 e la riproduzione dell’ordine

L'assalto al bus 71 di Genova, letto attraverso la lente di Althusser e degli apparati ideologici di Stato, rivela una crisi profonda della riproduzione delle norme sociali.

Il 17 luglio 2026, a Genova, un autobus di linea è stato preso d’assalto da un gruppo di ragazzini. I media riportano l’episodio come ‘l’assalto al bus 71’: nove minorenni, secondo le prime ricostruzioni, avrebbero bloccato il mezzo, insultato e minacciato l’autista, danneggiato le porte. Niente di nuovo, verrebbe da dire: episodi di micro-delinquenza giovanile si moltiplicano, la rete e i commenti si dividono tra richieste di pene più severe e appelli alla comprensione. E se invece questo fatto fosse la punta di un iceberg che si chiama riproduzione dell’ideologia dominante? È qui che il pensiero di uno dei filosofi più controversi del Novecento, Louis Althusser, torna di scottante attualità.

Il meccanismo althusseriano: apparati repressivi e ideologici

Nel saggio del 1970 Ideologia e apparati ideologici di Stato, Althusser distingue tra due tipi di strutture: gli Apparati Repressivi di Stato (ARS) e gli Apparati Ideologici di Stato (AIS). I primi – governo, polizia, esercito, tribunali – funzionano prevalentemente con la forza, o con la sua minaccia. I secondi – scuola, famiglia, chiesa, media, sistema culturale – agiscono invece attraverso l’ideologia: persuadono, plasmano le coscienze, naturalizzano l’ordine sociale esistente. Per Althusser, la scuola è l’AIS dominante nelle società capitalistiche: insegna non solo competenze tecniche, ma soprattutto ‘le regole del buon comportamento’, cioè la sottomissione all’ideologia della classe dominante.

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Ma cosa succede quando la scuola stessa si indebolisce? Quando l’autorità dell’insegnante viene erosa sistematicamente, quando la trasmissione di norme e valori diventa oggetto di contestazione permanente? La risposta di Althusser sarebbe implacabile: altri AIS – o frammenti di essi – prendono il sopravvento. I ragazzi del bus 71 non vivono forse in una bolla dove l’ideologia dominante è quella del consumo immediato, del riconoscimento tra pari, della sfida all’autorità come affermazione di sé? Non hanno forse interiorizzato, attraverso anni di socializzazione mediale e di assenza di sanzioni significative, che la violenza è un mezzo legittimo per ottenere ciò che si vuole?

Apparati Repressivi (ARS)
→ Minacciano/Usano la forza
Es: polizia, giustizia penale
Apparati Ideologici (AIS)
→ Persuadono/Naturalizzano
Es: scuola, famiglia, media
Entrambi riproducono i rapporti di produzione

Uno sguardo etnografico – l’ideologia in azione

Proviamo a osservare l’episodio con le lenti dell’antropologo. Un autobus non è solo un mezzo di trasporto: è uno spazio pubblico, regolato da norme (biglietto, rispetto degli altri, divieto di danneggiare). In quella micro-situazione, i ragazzi hanno agito come se quelle norme non esistessero, o come se fossero sospese. Hanno messo in scena un capovolgimento: il forte (il gruppo) domina il debole (l’autista isolato). Mary Douglas, in Come pensano le istituzioni, ci ricorda che le classificazioni sociali – ciò che è lecito e illecito, puro e impuro – vengono incorporate attraverso rituali quotidiani. Se i rituali della convivenza civile vengono meno, la griglia di senso si sfalda.

La scuola come apparato: Althusser, il 71 e la riproduzione dell'ordine

Ma c’è un’altra dimensione: Michel de Certeau parlava di tattiche come forme di resistenza dal basso. I ragazzi del bus, forse, non stanno semplicemente ‘distruggendo’: stanno esprimendo, in modo distorto e violento, un rifiuto dell’autorità che percepiscono come oppressiva. Sbagliato, certo, ma da comprendere. E qui arriviamo al punto: senza un’AIS scolastico forte e coerente, l’unica ideologia che rimane è quella del branco, della legge del più forte, del consumo immediato.

Tabella comparativa: ARS vs AIS nel caso del bus 71

Elemento ARS (Polizia/Tribunale) AIS (Scuola/Famiglia)
Risposta al fatto Denuncia, fermo, processo Colloqui, educazione, sanzioni simboliche
Efficacia a lungo termine Deterrenza limitata Interiorizzazione di norme (se funziona)
Stato attuale Attivo ma sovraccarico In crisi di legittimità

Il paradosso dell’ideologia: siamo tutti interpellati

Althusser, rileggendo Marx, sviluppa il concetto di interpellazione: l’ideologia ci ‘chiama’ come soggetti, ci costituisce. Quando un poliziotto grida ‘Ehi, tu!’, l’individuo si volta e diventa soggetto di diritto. Nel caso dei ragazzi del bus, chi li interpella? La scuola non li riconosce più come allievi capaci di ascolto, la famiglia forse è assente o delegante, i media li trasformano in ‘mostri’ o in ‘vittime’. Ma nessuna istituzione li chiama a essere cittadini responsabili. Restano sospesi in un limbo dove l’unica interpellazione forte è quella dei pari, del gruppo, del like.

Qui entra in gioco la sociologia di Zygmunt Bauman e la sua modernità liquida. Le istituzioni solide – scuola, famiglia, chiesa – si sono liquefatte, hanno perso la loro capacità di plasmare identità stabili. I ragazzi non sanno più chi sono, se non attraverso performance effimere. L’assalto al bus non è solo un atto vandalico: è un grido identitario, malato, ma reale.

Contro-argomenti e discussione

Obiezione lecita: dare tutta la colpa alla crisi degli AIS non rischia di assolvere i ragazzi? Dopo tutto, l’atto è stato violento, altri episodi simili (come le risse tra bande) mostrano una volontà consapevole di trasgredire. La criminologia critica (Stanley Cohen) parlerebbe di panico morale: la società reagisce amplificando la devianza. Ma forse è vero il contrario: la sottovalutazione degli episodi – ‘ragazzate’ – ha prodotto una normalizzazione della violenza. La psicologia sociale (Albert Bandura con il modellamento) ci ricorda che i comportamenti aggressivi si apprendono per imitazione: se i modelli mediatici premiano la sopraffazione, i giovani la replicano.

Inoltre, c’è un limite strutturale: gli ARS, da soli, non possono risolvere il problema. Carcerare un minore è una misura estrema, che spesso produce recidiva. L’apparato repressivo, se non è affiancato da un’ideologia coerente (valori, senso di appartenenza, prospettive future), diventa solo un atto di forza senza radici. La scuola ha perso la sua funzione di AIS per vari motivi: riforme contraddittorie, delegittimazione del ruolo docente, iper-burocratizzazione, mancanza di sanzioni efficaci. La famiglia, altro AIS, è spesso in difficoltà economica e affettiva.

Implicazioni pratiche: ri-costruire l’AIS

Cosa fare? Non basta chiedere più polizia. Serve una riforma culturale profonda che riattivi la scuola come AIS: autorevolezza dell’insegnante, percorsi di cittadinanza attiva, sanzioni educative (lavoretti socialmente utili), coinvolgimento delle famiglie. Non per ‘riprodurre l’ideologia dominante’ secondo Althusser, ma per offrire ai giovani un orizzonte di senso condiviso, fatto di regole, rispetto e responsabilità.

In fondo, l’episodio del bus 71 è un sintomo: la nostra società ha prodotto soggetti che non si sentono interpellati da nulla, se non dal desiderio immediato. Come scriveva il sociologo Émile Durkheim, senza norme condivise – anomia – la società si disgrega. Compito degli adulti è ricostruire quelle norme, non con il pugno di ferro, ma con la forza mite dell’educazione. È un’impresa titanica, perché l’ideologia non si decreta: si vive, si respira, si trasmette. Ma è l’unica via per evitare che il prossimo autobus venga assaltato da un’intera generazione senza più bussole.

Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.

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