15 luglio 2026, Bruxelles – Mentre l’afa stringe mezza Europa e i termometri toccano picchi mai visti, un’altra temperatura sale nei corridoi oscuri delle istituzioni: quella della sorveglianza. La notizia, pubblicata da Il Fatto Quotidiano, parla di un “sistema-ombra” con cui Europol avrebbe schedato illegalmente dati personali, scavalcando ogni garanzia giuridica. Ma per comprendere la portata del fenomeno, occorre abbandonare la cronaca e indossare le lenti della sociologia, della filosofia e del diritto. Oggi la sorveglianza non è più solo un dispositivo di controllo verticale: è un processo orizzontale, diffuso e interiorizzato, che trasforma ogni cittadino in un dato.
La sorveglianza come categoria sociologica
Il concetto di sorveglianza nella tradizione sociologica è stato a lungo associato al modello del Panopticon di Jeremy Bentham, ripreso e rielaborato da Michel Foucault in “Sorvegliare e punire”. Il Panopticon, una prigione circolare in cui i detenuti sono sempre potenzialmente osservati da una torre centrale, è il simbolo di un potere disciplinare che funziona attraverso l’interiorizzazione dello sguardo altrui. Oggi, quel modello è superato: i dati – bancari, sanitari, di navigazione, di posizione – non richiedono più la presenza fisica di un osservatore. La sorveglianza diventa liquida, per dirla con Zygmunt Bauman, disincarnata, onnipresente ma invisibile.
L’antropologo David Lyon, tra i massimi studiosi del tema, ha introdotto il termine “sorveglianza liquida” per descrivere un sistema che non ha bisogno di muri né di guardie: è la nostra stessa partecipazione alla rete a fornire i dati. In questo quadro, Europol non è un’eccezione, ma il sintomo di una normalizzazione della raccolta massiva di informazioni, dove il confine tra legalità e illegalità è fragile perché dettato da logiche emergenziali.
Il sistema-ombra: una notizia che fa riflettere
Secondo la denuncia pubblicata, esisterebbe un “sistema-ombra” in cui Europol avrebbe illegalmente schedato dati personali, aggirando le normative europee sulla privacy e la protezione dei dati. La questione è giuridica, ma anche sociologica: chi controlla i controllori? L’agenzia che dovrebbe proteggere i cittadini europei da terrorismo e criminalità si troverebbe a sua volta a violare i diritti fondamentali, attraverso pratiche opache su cui manca un controllo parlamentare o giudiziale effettivo.
La vicenda richiama l’analisi di David Garland sulla “cultura del controllo”, in cui la sicurezza diventa un valore assoluto che giustifica ogni deroga. Il problema non è tanto il singolo episodio, quanto la tendenza sistemica a normalizzare lo spionaggio di massa in nome della prevenzione. Con il rischio, come ammoniva il filosofo Giorgio Agamben, di creare uno “stato di eccezione” permanente, dove libertà e diritti vengono sospesi sine die.
La prospettiva di Byung-Chul Han: la sorveglianza come partecipazione
Il filosofo sudcoreano-tedesco Byung-Chul Han offre una lettura originale e complementare. Nel suo saggio “La società della trasparenza”, sostiene che la sorveglianza contemporanea non è più solo un meccanismo di disciplina, ma un sistema di trasparenza forzata in cui gli individui si espongono volontariamente. I social network, i motori di ricerca, le app di tracciamento: tutto ci spinge a condividere, a esporci, a rendere pubblica la nostra vita privata. In questo contesto, Europol che scheda illegalmente è solo un grido d’allarme: il vero problema è che i cittadini hanno già accettato di essere dati.
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Perché la trasparenza non basta
Han critica il mito della trasparenza: credere che rendere tutto visibile elimini il potere è un’illusione. La trasparenza diventa essa stessa una forma di potere perché costringe gli individui a mostrarsi senza veli, in una società che non permette opacità. Europol che scheda illegalmente non è un abuso: è la logica di una società trasparente portata all’estremo. La soluzione, per Han, non è più trasparenza, ma riappropriazione dell’opacità, del diritto al segreto, della possibilità di sottrarsi allo sguardo dominante.
In parallelo, il sociologo tedesco Ulrich Beck, con la sua teoria della “società del rischio”, ci ricorda che il controllo dei dati produce rischi collaterali spesso imprevedibili (fughe di notizie, discriminazioni, abuso di potere). Il problema centrale non è tanto l’esistenza di un sistema-ombra, quanto l’assenza di un’adeguata governance democratica che permetta di gestire tali rischi.
Tabella comparativa: modelli di sorveglianza
| Modello | Esempio tipico | Rischio principale | Soluzione proposta |
|---|---|---|---|
| Panopticon (Foucault) | Prigione, scuola, fabbrica | Disciplina e conformismo | Limitazione spaziale e visibilità |
| Sorveglianza liquida (Lyon) | Analisi dati, social media | Invisibilità, opacità algoritmica | Trasparenza algoritmica e audit |
| Società trasparente (Han) | Realtà virtuale, bio-politica | Erosione della privacy volontaria | Diritto all’opacità |
| Totalitarismo digitale (Agamben) | Sistemi di sorveglianza di Stato | Stato di eccezione permanente | Controllo democratico e giudiziario |
Implicazioni normative e sociali
Il caso Europol è un campanello d’allarme che impone una riflessione su tre livelli: giuridico (le garanzie a tutela dei cittadini non sono sufficienti), politico (serve un’autorità indipendente che vigili sul vigilante), e sociale (è necessario un dibattito pubblico sulla trasparenza e la privacy). Peraltro, la società della trasparenza descritta da Han non si limita ai dati: riguarda anche la trasparenza dei sentimenti, delle preferenze, delle emozioni, e ciò produce nuove forme di vulnerabilità.
Il sociologo e filosofo Jürgen Habermas ammoniva che uno spazio pubblico sano necessita di una separazione tra sfera pubblica e sfera privata: se il privato viene esposto e monitorato, il dibattito pubblico si impoverisce. Il rischio è una deriva autoritaria, in cui la schedatura di massa diventa la norma. Per questo, di fronte a notizie come quella de Il Fatto Quotidiano, è urgente un’azione civica di consapevolezza e resistenza: chiedere regole chiare, trasparenza delle procedure, e la possibilità (tecnica e giuridica) di uscire dal sistema di raccolta dati.
Conclusioni pratiche
Educare alla privacy è il primo passo: insegnare ai cittadini (a partire dalle scuole) il valore del dato personale, il funzionamento degli algoritmi, i diritti di accesso e rettifica. Sul piano legislativo, è urgente rafforzare i meccanismi di controllo indipendenti (ad esempio, una supervisione parlamentare su Europol). Infine, la società civile deve promuovere un’etica dell’opacità: non per nascondere crimini, ma per preservare spazi di libertà. La sorveglianza non può essere l’unico modello di sicurezza: serve un equilibrio tra protezione e diritti, tra trasparenza e riservatezza. Solo così si evita che la società della trasparenza diventi una società del sospetto e del controllo totale.
Domande frequenti
Sarebbe un sistema parallelo e non autorizzato con cui Europol avrebbe schedato illegalmente i dati personali di cittadini, violando le norme sulla privacy.
Foucault (Panopticon), Bauman/Lyon (sorveglianza liquida), Byung-Chul Han (società della trasparenza), Beck (società del rischio).
Con educazione alla privacy, rafforzamento dei controlli indipendenti, trasparenza degli algoritmi e promozione del diritto all'opacità.
Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.
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