17 luglio 2026, Roma. Un’insegnante di scuola secondaria di primo grado viene aggredita verbalmente da un genitore al termine di un colloquio. ‘Lei non mi farà bocciare mio figlio’, urla l’uomo, mentre la preside cerca di mediare. Scene simili si ripetono ormai con frequenza in molte regioni italiane, come documentano le cronache locali e i rapporti delle associazioni di categoria. Ma cosa è successo esattamente, dal punto di vista sociologico e antropologico, perché un rapporto educativo si sia degradato a tal punto?
Nel 1950, in un piccolo paese del Nord Italia, un contadino si toglieva il cappello davanti al maestro. Non lo faceva per paura, ma per rispetto: l’insegnante incarnava una forma di autorità basata sul sapere e sulla trasmissione del capitale culturale. Oggi, lo stesso gesto – se mai avvenisse – sarebbe frainteso, ironizzato o ritenuto servile. Il passaggio dal ‘cappello tolto’ al ‘verbale in procura’ segna una trasformazione epocale nei rapporti di potere e nei meccanismi di legittimazione sociale.
La perdita dell’aurea sacrale: dal sacro al profano nelle aule scolastiche
Emile Durkheim, nelle sue ‘Forme elementari della vita religiosa’, distingueva tra sacro e profano come categorie fondamentali dell’esperienza sociale. Il sacro è ciò che viene separato, intoccabile e investito di un potere speciale. L’insegnante, nella società tradizionale, era una figura sacra: rappresentava non solo il sapere, ma anche l’autorità morale dello Stato e della comunità. Toccare il maestro era un tabù; insultarlo, un’eresia.
Oggi, la figura docente è stata ‘profanizzata’: è diventata oggetto di critica, delegittimazione e persino aggressione. Questo processo è accelerato dalla deriva contrattualistica dei rapporti sociali: se tutto è negoziabile, anche l’autorità del docente viene messa in discussione. Il genitore si sente cliente, l’alunno consumatore, la scuola un erogatore di servizi. In questa cornice, l’insegnante è un fornitore che deve soddisfare le richieste, pena la recensione negativa o, nei casi estremi, la denuncia.
Freud e l’insegnante come ‘rappresentante fantasmatico’ dei genitori
Per comprendere l’aggressività di alcuni genitori verso i professori, occorre ricorrere alla psicoanalisi. Sigmund Freud, nel saggio ‘Psicologia delle masse e analisi dell’Io’, mostra come l’autorità venga introiettata e proiettata. L’insegnante diventa, per il genitore, un rappresentante fantasmatico delle proprie figure parentali: il maestro è il padre temuto, la madre severa, contro cui si riversano antiche tensioni irrisolte. Quando il genitore aggredisce l’insegnante, in realtà sta combattendo una battaglia contro i propri fantasmi interiori.
Questo meccanismo è amplificato dall’iperprotezione parentale: molti genitori vedono nel docente un nemico del figlio, anziché un alleato. L’atto di minacciare l’insegnante è, nelle parole di Freud, una ‘disfatta’ del genitore, perché rivela la propria incapacità di separarsi dal bambino e di riconoscergli una vita autonoma. L’insegnante, invece di essere il sostegno di un passaggio evolutivo, diventa il bersaglio di una proiezione negativa.
Una tipologia delle aggressioni all’autorità docente
Per inquadrare il fenomeno, proponiamo una tipologia in quattro forme:
- Aggressione strumentale: il genitore cerca di ottenere un vantaggio (voto, promozione) attraverso la pressione.
- Aggressione espressiva: il genitore sfoga una tensione emotiva accumulata, spesso legata a proprie frustrazioni scolastiche.
- Aggressione ideologica: il genitore contesta il sapere insegnato, ritenendolo ‘di parte’ o ‘inutile’.
- Aggressione narcisistica: il genitore non tollera che il figlio riceva critiche, sentendosi colpito nel proprio Sé.
Ognuna di queste forme richiede strategie di intervento diverse, ma tutte condividono una radice comune: la crisi della legittimità istituzionale.
Lo schema concettuale: dalla sacralità alla conflittualità
Docente sacro
Rispetto automatico
Docente profano
Negoziazione/Conflitto
Docente ostaggio
Aggressione e disfattismo
Sintesi: dal riconoscimento del valore simbolico dell’insegnante alla sua riduzione a mero ingranaggio di un sistema contrattuale.
Tabella comparativa: ieri e oggi
| Aspetto | Anni ’50 | Oggi (2026) |
|---|---|---|
| Status sociale del docente | Elevato, quasi sacerdotale | Mediocre, spesso denigrato |
| Rapporto genitori-insegnanti | Deferente, collaborativo | Conflittuale, rivendicativo |
| Sanzione sociale per offese al docente | Forte riprovazione comunitaria | Spesso assente o inefficace |
| Basi dell’autorità | Tradizione, carisma, competenza | Solo competenza (e spesso contestata) |
Il contesto macro: una società senza padri
La sociologa britannica Zygmunt Bauman ha parlato di ‘modernità liquida’ per descrivere una società in cui tutte le strutture solide si sciolgono. L’autorità è una di queste. Senza un principio di legittimità stabile, ogni relazione diventa negoziabile e conflittuale. In parallelo, il filosofo Byung-Chul Han vede nella società della trasparenza la scomparsa del ‘negativo’ – del limite, del divieto, della distanza – che sono condizioni necessarie per l’autorità. L’insegnante che non può più dire ‘no’ al genitore o allo studente perde la sua funzione.
Dal punto di vista macro, assistiamo a un duplice movimento: da un lato, la scuola viene investita di aspettative enormi (deve educare, formare, assistere, includere); dall’altro, viene privata degli strumenti per farlo (risorse, autonomia, sostegno). Questa contraddizione genera frustrazione, che si scarica sulla figura più esposta: il docente.
Contro-argomenti: il diritto di critica e la legittima difesa del minore
Non si può ignorare che alcuni genitori hanno motivi reali di lamentela: docenti incompetenti, scorretti o addirittura violenti. Il diritto di critica e di controllo sull’operato della scuola è sacrosanto in una democrazia. Il rischio, tuttavia, è che la critica si trasformi in aggressione e che la difesa del minore diventi una caccia alla streghe. Il confine tra responsabilità genitoriale e invasione è labile. La psicoanalisi ci insegna che proprio quando la critica è più veemente, spesso nasconde un transfert emotivo che va ben oltre il caso specifico.
Inoltre, il fenomeno non è universale: molti genitori sostengono attivamente gli insegnanti. Ma il clima di sospetto e paura che si è creato danneggia tutti, spingendo i docenti a una burocrazia difensiva e a una didattica appiattita sul minimo comune denominatore.
Implicazioni educative e pratiche: che fare?
La soluzione non può essere solo repressiva (più denunce, più controlli), anche se il rispetto delle regole è fondamentale. Occorre ricostruire il patto educativo su nuove basi, adatte a una società democratica e pluralista. Tre direzioni possibili:
- Riproporre il principio di autorità come servizio: l’insegnante non è un padrone, ma un esperto che guida l’alunno verso l’autonomia. Il suo ruolo va riconosciuto e valorizzato con una retribuzione adeguata e una formazione continua.
- Educare i genitori al ‘transfert educativo’: attraverso corsi e incontri, far comprendere la proiezione inconscia che spesso è in gioco, e aiutare a separare la propria storia personale da quella del figlio.
- Rafforzare la comunità scolastica: creare spazi di dialogo e collaborazione tra docenti, genitori e territorio, restituendo alla scuola una dimensione sociale e non solo burocratica.
La sfida è complessa, ma non impossibile. Come scriveva il pedagogista John Dewey: ‘L’autorità, se non è basata sulla paura, ma sulla competenza e sulla fiducia, è il più grande strumento di libertà’. Forse, da qui dobbiamo ripartire.
Domande frequenti
Secondo Freud, l'insegnante diventa un rappresentante fantasmatico delle proprie figure genitoriali, scatenando tensioni irrisolte. Inoltre, la crisi dell'autorità nella modernità liquida rende ogni relazione negoziabile.
Da figura quasi sacerdotale, rispettata e intoccabile, a professionista spesso delegittimato e soggetto a critiche aggressive, a causa della profanizzazione del sapere e della mercificazione dell'istruzione.
Riconoscere il ruolo docente come servizio esperto, educare i genitori alla consapevolezza del transfert emotivo e rafforzare la comunità scolastica attraverso dialogo e collaborazione.
Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.
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