Lezione 2 di 9 del percorso Sociometria a scuola. Chi arriva in fondo può ottenere una nota di lettura da condividere su LinkedIn, Facebook o dove preferisce.
A Hudson, nello stato di New York, c’era negli anni Trenta un istituto di rieducazione per ragazze. Ogni tanto qualcuna scappava. La direzione trattava le fughe come fatti individuali: un carattere difficile, una crisi, una storia familiare.
Un medico che lavorava lì provò a guardarle diversamente. Invece di chiedersi perché quella ragazza fosse scappata, si chiese chi conosceva chi. Chiese a tutte con chi avrebbero voluto sedere a tavola e con chi condividere la stanza, e con quelle risposte disegnò una rete.
Le fughe smisero di sembrare casuali. Non arrivavano a caso: arrivavano a grappoli, e i grappoli seguivano le linee della rete. Chi scappava era in contatto con chi era scappata prima. Il comportamento individuale stava dentro una struttura che nessuno aveva mai messo su carta.
Quel medico era Jacob Levy Moreno, e la procedura che aveva usato l’avrebbe chiamata sociometria.
Da dove viene lo strumento
Moreno nasce nel 1889, si forma a Vienna e arriva negli Stati Uniti negli anni Venti. Non viene dalla statistica né dalla sociologia accademica: viene dalla pratica clinica e dal teatro. È l’inventore dello psicodramma, cioè di un metodo che fa mettere in scena le situazioni invece di raccontarle.
Questa origine spiega parecchio dello strumento, compresi i suoi limiti. Moreno non voleva costruire una misura: voleva rendere visibile qualcosa che le persone già sapevano e non dicevano. Il suo libro del 1934, Who Shall Survive?, mette insieme diagrammi e intuizioni con una disinvoltura che oggi farebbe storcere il naso a un metodologo.
Da allora la procedura è stata ripulita, formalizzata e assorbita dall’analisi delle reti sociali, che ne ha ereditato l’idea di base e ha buttato via buona parte dell’impianto teorico. Quello che resta in uso nella scuola è il nucleo minimo: chiedere a ciascuno con chi farebbe una certa cosa, e guardare la forma delle risposte.
Il criterio: la parte che decide tutto
Il punto tecnico su cui si gioca la riuscita di una rilevazione è il criterio: l’attività concreta rispetto alla quale si chiede di scegliere.
«Chi ti sta simpatico» non è un criterio. È una domanda sulla popolarità, produce una classifica e non serve a niente di didattico.
«Con chi lavoreresti a una ricerca da consegnare fra due settimane» è un criterio. È un’attività reale, ha una posta in gioco, e la risposta dice qualcosa di utilizzabile.
Moreno insisteva su un punto che si tende a dimenticare: il criterio deve essere vero. Se si chiede con chi si vorrebbe fare i gruppi e poi i gruppi li fa il docente ignorando le risposte, la volta successiva le risposte saranno di comodo. Lo strumento si consuma in fretta se il gruppo capisce che non ha conseguenze.
- 1Il criterioL’attività concreta rispetto a cui si sceglie. Deve essere reale e avere una posta in gioco, altrimenti si raccolgono risposte di cortesia.
- 2La sceltaL’indicazione di una o più persone rispetto a quel criterio. Si contano le indicazioni ricevute, non quelle date.
- 3La reciprocitàDue persone che si indicano a vicenda. È il dato più solido dell’intera rilevazione, perché richiede una conferma da entrambe le parti.
- 4Il sociogrammaLa rappresentazione grafica della rete. Serve a vedere la forma d’insieme, non a leggere il singolo.
Perché non è un test psicologico
La confusione è comprensibile e va sciolta subito, perché ha conseguenze pratiche e legali.
Un test psicologico misura una proprietà che si presume stabile e interna alla persona: un tratto, un’abilità, un livello. Ha una taratura, una popolazione di riferimento, e per somministrarlo e interpretarlo serve una qualifica.
Una rilevazione sociometrica non misura niente di interno a nessuno. Registra una relazione dichiarata fra persone in un momento dato, rispetto a un’attività data. Il dato non appartiene al singolo: appartiene alla coppia, e più ancora al gruppo.
Ne discende una regola operativa che vale la pena tenere ferma: dai risultati si possono trarre affermazioni sul gruppo, non sul singolo. «In questa classe tre persone non vengono mai indicate» è un’affermazione legittima. «Questo ragazzo è isolato» non lo è: sta trasformando una posizione in una rete in una proprietà di una persona, che è esattamente il passaggio che lo strumento non autorizza.
Su questo la letteratura italiana applicata alla scuola è abbondante; una ricostruzione più tecnica sta nella analisi della metodologia sociometrica nel contesto scolastico.
Che cosa è invecchiato e che cosa no
È invecchiata la teoria. Moreno aveva un’idea, che chiamava tele, di un flusso di attrazione e repulsione fra le persone, e una vocazione a leggerci dentro una forza quasi terapeutica. Di quell’apparato oggi non resta niente di utilizzabile.
Sono invecchiate anche le domande di rifiuto. Moreno chiedeva con chi non si vorrebbe stare, e per decenni si è fatto così. Oggi nella scuola non si fa più, per una ragione semplice: il danno potenziale supera l’informazione ottenuta, e l’informazione si ricava comunque per via indiretta dall’assenza di indicazioni.
Non è invecchiato il nucleo: chiedere rispetto a un criterio concreto, contare le indicazioni ricevute, guardare le reciprocità, osservare la forma d’insieme. È poco, ed è quel poco che funziona.
Perché il criterio scelto conta più della formulazione della domanda?
Perché determina di che rete si sta parlando. La rete dello studio e la rete dell’intervallo possono essere due reti diverse nella stessa classe, e le persone centrali possono non coincidere. Cambiando criterio non si ottiene una versione più precisa dello stesso disegno: si ottiene un disegno di un’altra cosa. Per questo il criterio va scelto in base alla domanda didattica a cui si vuole rispondere.
Che cosa autorizza a dire il dato «questo studente non riceve indicazioni» e che cosa non autorizza a dire?
Autorizza a dire che nella rete dichiarata dal gruppo, rispetto a quel criterio e in quel giorno, quella persona non compare. Non autorizza a dire che sia isolata, che stia male, che sia rifiutata o che abbia un problema. Il primo è un dato di rete, il secondo è un’attribuzione al singolo: passare dall’uno all’altro senza altre informazioni è l’errore più comune e il più costoso.
Il nodo aperto
Se lo strumento nasce per far emergere quello che il gruppo non dice, chi lo somministra entra in un rapporto delicato con la classe: chiede una confidenza e in cambio promette che non ne farà un uso contro nessuno.
La promessa regge finché è verificabile. Se dopo la rilevazione i posti cambiano in modo che rende evidente chi ha indicato chi, la fiducia è consumata e la volta successiva le risposte saranno inutili. Il vincolo tecnico e il vincolo etico, qui, sono la stessa cosa: uno strumento usato male smette anche di funzionare.
Domande frequenti
Chi era Jacob Levy Moreno?
Un medico e psichiatra nato nel 1889 e formatosi a Vienna, trasferitosi negli Stati Uniti negli anni Venti. È l’inventore dello psicodramma e della sociometria; il testo di riferimento è Who Shall Survive?, del 1934.
Che cos’è il criterio sociometrico?
L’attività concreta rispetto alla quale si chiede di indicare qualcuno: fare un lavoro di gruppo, chiedere una spiegazione, passare l’intervallo. Cambiando criterio cambia la rete che si ottiene.
Si possono ancora usare le domande di rifiuto?
Nella scuola italiana l’uso è stato progressivamente abbandonato. Chiedere a dei minori di indicare chi non vogliono espone a un rischio sproporzionato rispetto all’informazione che se ne ricava, e quell’informazione si ottiene comunque osservando chi non viene mai indicato.
La sociometria è ancora usata nella ricerca?
Il nucleo sì, dentro l’analisi delle reti sociali, che ne ha ereditato l’impostazione e ne ha formalizzato le misure. L’apparato teorico originario di Moreno è invece uscito dall’uso.
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Sociometria a scuola · 9 lezioni
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