Sottogruppi e ponti in classe: come riconoscere i gruppi e chi li tiene collegati

Sesta lezione del percorso: come emergono i sottogruppi da una rilevazione sociometrica, che cosa significano le diverse configurazioni, chi sono i ponti e perché non vanno sciolti i nuclei.

Lezione 6 di 9 del percorso Sociometria a scuola. Chi arriva in fondo può ottenere una nota di lettura da condividere su LinkedIn, Facebook o dove preferisce.

Sociometria a scuola
Lezione 6 di 9

In aula sembra una classe sola. Alla campanella si scioglie in tre: sei che scendono al bar, otto che restano ai banchi in fondo, cinque che escono in cortile. Gli ultimi tre si distribuiscono, un giorno con un gruppo un giorno con l’altro.

Il docente lo sa. Quello che di solito non sa è quale dei tre gruppi parla con gli altri due, e che cosa succede alla comunicazione dentro la classe quando quelle tre persone che si spostano sono assenti.

Come emerge un sottogruppo

Un sottogruppo non si riconosce dal fatto che alcune persone si indicano fra loro. Si riconosce dalle catene di legami reciproci: A e B si scelgono a vicenda, B e C si scelgono a vicenda, C e D si scelgono a vicenda. A e D possono non essersi mai indicati, eppure appartengono alla stessa maglia.

Si usa la reciprocità e non le indicazioni semplici per un motivo pratico: un’indicazione unilaterale può essere un desiderio, un’ammirazione, un’abitudine. Una reciproca richiede che due persone dicano la stessa cosa senza sapere che cosa scrive l’altra. Costruire i sottogruppi sulle sole reciproche produce meno gruppi, ma quelli che restano sono reali.

Il risultato tipico in una classe di venti-venticinque è due o tre nuclei, più un certo numero di persone che non appartengono stabilmente a nessuno.

Che cosa significa il numero di nuclei

Un nucleo solo che comprende quasi tutti. Raro. Non è automaticamente un buon segno: può indicare un gruppo molto coeso, oppure una classe che risponde in modo conformista perché non si fida abbastanza da differenziare le risposte. Si distingue guardando la reciprocità: alta e diffusa nel primo caso, alta ma concentrata su poche coppie nel secondo.

Due o tre nuclei collegati. È la situazione normale e, dal punto di vista didattico, la più gestibile. Ci sono gruppi, e ci sono persone che li tengono in contatto.

Due o tre nuclei non collegati. È la configurazione che merita attenzione. Le parti della classe non si toccano: le informazioni circolano dentro ciascuna e si fermano al confine. In queste classi i lavori di gruppo misti falliscono, le decisioni collettive non si prendono, e i conflitti restano sotto la superficie perché non c’è nessuno che porti quello che si dice da una parte all’altra.

Nessun nucleo. Non ci sono catene di reciproche. Il gruppo non è diviso: è disperso, il che è una condizione diversa e spesso più faticosa. Succede nelle prime, nelle classi rimescolate da poco, e nelle classi dove ci si conosce ma non ci si frequenta.

Quattro configurazioni e cosa comportano
  • 1
    Un nucleo unicoCoesione reale oppure conformismo nelle risposte. Si distinguono guardando se la reciprocità è diffusa o concentrata su poche coppie.
  • 2
    Nuclei collegatiLa situazione più comune e la più gestibile. Esistono gruppi e persone che li mettono in contatto.
  • 3
    Nuclei separatiLe parti non si toccano. I lavori misti falliscono, le decisioni collettive non si prendono, i conflitti restano sotto traccia.
  • 4
    Nessun nucleoIl gruppo non è diviso ma disperso. Frequente nelle classi nuove o rimescolate di recente.

Il fattore pendolarismo

In molti istituti lombardi c’è un criterio di aggregazione che precede tutti gli altri e che sfugge quasi sempre all’osservazione: il tragitto. Chi condivide il treno da Varese o da Saronno, o la stessa corriera, accumula ogni giorno un’ora di conversazione che nessun compagno di banco può recuperare.

Quando in una classe emergono due nuclei che non si toccano, prima di cercare spiegazioni relazionali conviene guardare una cartina. Spesso i due nuclei corrispondono a due direttrici di trasporto, e in quel caso non c’è nessun conflitto da risolvere: c’è un’occasione di incontro che manca, e va costruita dentro l’orario perché fuori non esiste.

I ponti

Un ponte è una persona che ha legami in più di un nucleo. Nella classe dell’esempio sono i tre che un giorno scendono al bar e un giorno restano ai banchi.

Sono la parte più interessante della rilevazione, per una ragione strutturale: la loro importanza non dipende da quante indicazioni ricevono. Una persona può ricevere poche indicazioni ed essere l’unico canale fra due parti della classe. Nel conteggio grezzo passa inosservata; nella struttura è il punto in cui il gruppo tiene.

Se un ponte è assente per due settimane, si vede. Le comunicazioni informali smettono di attraversare la classe, i due nuclei si irrigidiscono, e i problemi che di solito si risolvevano da soli arrivano al docente.

Vale anche il contrario, ed è la parte utilizzabile: se si vuole che qualcosa attraversi la classe — un’iniziativa, una responsabilità, un’informazione delicata — conviene farla partire da un ponte e non dalla persona più indicata.

Ponti fragili

C’è un caso che vale la pena riconoscere: due nuclei tenuti insieme da una persona sola.

È una struttura instabile e mette quella persona in una posizione scomoda, spesso senza che nessuno se ne accorga. Chi fa da unico collegamento fra due gruppi porta messaggi, smorza attriti, si trova a dover scegliere da che parte stare quando i due gruppi divergono. È lavoro relazionale, e non è riconosciuto come tale.

Quando questa configurazione emerge, l’intervento utile non è alleggerire quella persona: è creare altri collegamenti, componendo gruppi di lavoro che mettano insieme membri dei due nuclei senza passare da lei.

Che cosa non si conclude dai sottogruppi

Che siano cricche. La parola implica intenzionalità ed esclusione: la maggior parte dei nuclei si forma per motivi banali, cioè per prossimità di banco, tragitto in comune, sport praticati insieme, e non ha nessun progetto di escludere nessuno.

Che vadano sciolti. Rimescolare i gruppi per principio è una delle mosse più prevedibili e meno efficaci: i nuclei si ricompongono in due settimane, e nel frattempo si è ottenuto solo di rendere più faticoso il lavoro. Quello che si può fare è costruire occasioni che attraversino i confini, il che è un’altra cosa.

Che il numero di nuclei misuri la qualità della classe. Una classe con tre nuclei ben collegati funziona meglio di una classe con un nucleo unico che ne tiene fuori quattro persone. La domanda utile non è quanti gruppi ci sono, ma se e come si toccano — e chi resta fuori da tutti, il che riporta al tema della mappa invisibile della classe.

Fermati un attimo · prova a rispondere

Perché i sottogruppi si costruiscono sui legami reciproci e non su tutte le indicazioni?

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Perché una persona che riceve poche indicazioni può essere più importante per la tenuta del gruppo di una che ne riceve molte?

Il nodo aperto

Costruire i nuclei sulle reciproche è una scelta metodologica, non una descrizione della realtà. Cambiando il criterio — per esempio accettando anche i legami unilaterali quando sono molti — si ottengono gruppi diversi, a volte parecchio diversi, dagli stessi identici dati.

Questo significa che i confini fra i sottogruppi non stanno nella classe: stanno nel modo in cui si è deciso di guardarla. Il dato robusto non è «questi sono i tre gruppi», ma «ci sono zone della classe più dense di altre, e alcune persone stanno fra le zone». Tutto quello che si aggiunge a questa formulazione è interpretazione, e conviene sapere quando si comincia ad aggiungerla.

Domande frequenti

Che cos’è un ponte in un sociogramma?
Una persona che ha legami in più di un sottogruppo e che quindi mette in contatto parti diverse della classe. La sua funzione non dipende dal numero di indicazioni ricevute.

Una classe divisa in gruppi è un problema?
Non di per sé. Il problema nasce quando i gruppi non hanno collegamenti fra loro, o quando alcune persone non appartengono a nessuno. Una classe con tre nuclei ben collegati funziona meglio di una con un nucleo unico che tiene fuori quattro persone.

Conviene rimescolare i posti per sciogliere i sottogruppi?
Rimescolare per principio funziona poco: i nuclei si ricompongono in poche settimane. È più efficace comporre gruppi di lavoro che mettano insieme membri di nuclei diversi su un compito reale.

Che cosa significa se non emerge nessun sottogruppo?
Che non ci sono catene di legami reciproci. Il gruppo non è diviso ma disperso: succede nelle classi nuove, in quelle rimescolate di recente e in quelle dove ci si conosce senza frequentarsi.

Percorso in corso

Sociometria a scuola · 9 lezioni

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