Come si legge un sociogramma: indicazioni ricevute, reciprocità, densità e isolati

Quinta lezione del percorso: i tre passaggi per leggere una rilevazione sociometrica, le quattro misure di base, l'errore della classifica unica e che cosa una rilevazione sola può e non può dire.

Lezione 5 di 9 del percorso Sociometria a scuola. Chi arriva in fondo può ottenere una nota di lettura da condividere su LinkedIn, Facebook o dove preferisce.

Sociometria a scuola
Lezione 5 di 9

Il foglio con i risultati arriva sulla scrivania e la prima reazione è quasi sempre la stessa: si cerca il nome di quello che preoccupa. È l’istinto giusto e il metodo sbagliato, perché la rilevazione non è costruita per rispondere a quella domanda.

Un sociogramma si legge in tre passaggi, e il singolo è l’ultimo dei tre.

Primo passaggio: la copertura

Prima di guardare qualunque numero, si guarda quanti hanno risposto.

Sotto l’ottanta per cento il quadro è fragile, e per una ragione che vale la pena capire: chi non ha risposto compare comunque nella rete, perché gli altri possono averlo indicato, ma non contribuisce con le proprie indicazioni. Il risultato è che gli assenti tendono a sembrare più periferici di quanto siano.

Se mancano quattro persone su ventidue e quelle quattro erano fra loro collegate, si è persa esattamente la parte di rete che interessava.

Secondo passaggio: la forma d’insieme

Quattro numeri, guardati insieme prima di ogni altra cosa.

Le indicazioni ricevute. Quante volte ciascuno viene nominato dagli altri. È la misura di base: si contano le indicazioni ricevute, mai quelle date. Chi indica molte persone non è centrale, è solo espansivo.

La reciprocità. La percentuale di indicazioni che trovano conferma nell’altro senso. È il dato più solido di tutta la rilevazione, perché richiede che due persone indipendentemente dicano la stessa cosa. Sotto il trenta per cento si ha un gruppo dove molti guardano verso l’alto e pochi ricambiano: è la struttura tipica di una classe in cui il lavoro di gruppo spontaneo funziona male.

La densità. Il rapporto fra i legami osservati e quelli possibili. Va usata con prudenza, perché se si è chiesto di indicare al massimo tre persone la densità non può superare una certa soglia: confrontare la densità di due classi ha senso solo se hanno dimensioni simili e lo stesso numero di indicazioni consentite. Serve soprattutto a confrontare la stessa classe con sé stessa in due momenti.

Il numero di chi non riceve indicazioni. Non quante persone «sono isolate»: quante non compaiono. È una differenza di formulazione che è anche una differenza di sostanza.

Le quattro misure di base
  • 1
    Indicazioni ricevuteQuante volte una persona viene nominata. Si contano solo quelle ricevute: indicare molti non rende centrali.
  • 2
    ReciprocitàPercentuale di indicazioni confermate dall’altra parte. Il dato più solido, perché richiede due conferme indipendenti.
  • 3
    DensitàLegami osservati su legami possibili. Confrontabile solo fra gruppi di dimensione simile e con lo stesso numero di scelte consentite.
  • 4
    CoperturaQuanti hanno risposto. Sotto l’ottanta per cento chi manca appare più periferico di quanto sia: si legge come indizio, non come misura.

Terzo passaggio: le posizioni

Solo adesso si guardano le persone, e si guardano come posizioni in una struttura, non come profili.

Chi riceve molte indicazioni. In una classe di venti, chiunque superi le sei o sette indicazioni sta raccogliendo una quota sproporzionata di richieste. Attenzione a cosa se ne conclude: non sono i più bravi né i più popolari, sono quelli a cui il gruppo si rivolge. Ed è un carico. Una classe che scarica il lavoro relazionale su due persone sta funzionando grazie a due persone, il che è diverso dallo stare bene.

Chi ne riceve una sola. È la categoria che si guarda meno e che meriterebbe più attenzione. Una posizione a legame unico è fragile per definizione: basta un trasferimento, una malattia lunga, un litigio, e quella persona resta scoperta da un giorno all’altro.

Chi non ne riceve nessuna. Il dato va tenuto per quello che è. Significa che nella rete dichiarata dal gruppo, rispetto a quelle domande e in quel giorno, quella persona non compare. Non significa che stia male, che sia rifiutata o che abbia bisogno di aiuto. Significa che c’è qualcosa da guardare in aula.

Chi riceve indicazioni su una domanda sola. Caso frequente e istruttivo: una persona molto indicata su «chi risponde davvero quando chiedi aiuto» e per niente sulle domande di tempo libero occupa una posizione precisa, funzionale e non affettiva. È un’informazione utile per organizzare i gruppi, e va tenuta lontana da qualunque giudizio.

Un errore che si fa quasi sempre

Sommare le indicazioni di tutte le domande e costruire una classifica.

Il problema è che le domande misurano reti diverse, e sommarle produce un numero che non corrisponde a niente. Una persona molto indicata sull’aiuto allo studio e per niente sul tempo libero, e una indicata mediamente su tutto, possono arrivare allo stesso totale descrivendo due situazioni che non hanno nulla in comune.

Il totale serve, ma come indizio grezzo per decidere dove guardare. Poi si guarda domanda per domanda, ed è lì che c’è l’informazione.

Che cosa fa una rilevazione sola e che cosa no

Una rilevazione sola dice come è fatta la rete in un momento. È già qualcosa, ed è quasi tutto quello che di solito serve per organizzare i gruppi di lavoro.

Non dice se le cose stanno migliorando o peggiorando, e non dice se una struttura è normale per quell’età e quel contesto. Per questo la seconda rilevazione, a tre o quattro mesi di distanza e con le stesse identiche domande, vale più della prima: la variazione è un dato molto più interpretabile del livello.

Fermati un attimo · prova a rispondere

Perché si contano le indicazioni ricevute e non quelle date?

Fermati un attimo · prova a rispondere

Perché la densità di due classi diverse spesso non è confrontabile?

Il nodo aperto

Tutte queste misure descrivono la rete come il gruppo la dichiara. Restano cieche su una cosa: la qualità dei legami.

Due persone che si indicano a vicenda su tutte le domande possono avere un rapporto solido oppure un rapporto esclusivo che tiene fuori entrambe dal resto della classe. Nel conteggio le due situazioni sono identiche, e sono opposte.

Nessun numero risolve questa ambiguità. La si scioglie solo tornando a guardare in aula, il che riporta la rilevazione al suo posto: uno strumento che dice dove guardare, non che cosa si vedrà.

Domande frequenti

Che cos’è la reciprocità in un sociogramma?
La percentuale di indicazioni che trovano conferma nell’altro senso: A indica B e B indica A. È la misura più affidabile della rilevazione perché richiede due dichiarazioni indipendenti.

Quante indicazioni servono per considerare qualcuno un punto di riferimento del gruppo?
Non esiste una soglia assoluta: dipende dalla dimensione della classe e dal numero di scelte consentite. Un criterio pratico è guardare chi sta molto sopra la mediana del gruppo, non chi supera un numero fisso.

Un alunno che non riceve indicazioni ha un problema?
Il dato non lo dice. Dice che nella rete dichiarata dal gruppo, rispetto a quelle domande e in quel giorno, non compare. È un’indicazione su dove osservare in aula, non una conclusione sulla persona.

Ogni quanto conviene ripetere la rilevazione?
A tre o quattro mesi di distanza, con le stesse identiche domande. Cambiando le domande si confrontano reti diverse e la variazione osservata non è interpretabile.

Percorso in corso

Sociometria a scuola · 9 lezioni

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