Il 12% degli adolescenti italiani tra i 14 e i 19 anni dichiara di soffrire di eco-ansia grave: il dato, emerso da un’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2025, fotografa una generazione — la cosiddetta Gen Z — cresciuta all’ombra di crisi globali senza precedenti. Ma chi sono esattamente i membri della Generazione Z e della più recente Generazione Alpha? E, soprattutto, quali meccanismi sociali spiegano le loro caratteristiche apparentemente così distanti da quelle dei loro genitori?
Le etichette generazionali sono da tempo impiegate dalle scienze sociali per comprendere i mutamenti culturali e tecnologici. La Generazione Z include i nati tra il 1997 e il 2012, mentre la Gen Alpha dal 2013 al 2025 circa. I primi sono cresciuti con smartphone e social media; i secondi, immersi fin dalla culla nell’intelligenza artificiale e nella pandemia da COVID-19. I dati più recenti suggeriscono differenze profonde non solo nei consumi culturali, ma nella struttura stessa del capitale culturale e della percezione del rischio. Analizziamo questi fenomeni attraverso le lenti di alcune teorie sociologiche classiche e contemporanee.
La teoria delle generazioni: Mannheim e il ruolo dell’evento storico
Karl Mannheim, nel suo saggio del 1928 Il problema delle generazioni, sosteneva che una generazione non è solo una coorte demografica, ma un gruppo sociale che condivide esperienze storiche decisive in età formativa. Questa «stratificazione dell’esperienza» produce una coscienza collettiva e orienta valori, atteggiamenti e comportamenti politici. Per la Gen Z, l’evento spartiacque è stato probabilmente la crisi finanziaria del 2008, vissuta nell’infanzia, cui si è aggiunta l’esplosione dei social media. Per la Gen Alpha, invece, il trauma fondativo è la pandemia del 2020-2022, con i suoi lockdown e la digitalizzazione forzata dell’istruzione.
Riprendendo Mannheim, possiamo ipotizzare che la Gen Alpha svilupperà una «coscienza generazionale» segnata dalla resilienza e da un rapporto con la tecnologia ancora più simbiotico, ma anche da una profonda insicurezza sanitaria ed economica. I dati preliminari dell’indagine ISTAT «Bambini e tecnologia» del 2026 mostrano che già il 35% dei bambini tra 6 e 10 anni possiede un tablet personale e il 15% utilizza assistenti vocali quotidianamente. Un’esposizione che solleva interrogativi pedagogici urgenti.
Mead, Twenge e la cultura «prefigurativa»
L’antropologa Margaret Mead, in Cultura e impegno (1970), distingueva tre forme culturali: postfigurativa (i bambini imparano dai genitori), cofigurativa (apprendimento tra pari e adulti) e prefigurativa, nella quale sono i giovani a insegnare agli adulti, in virtù del cambiamento tecnologico accelerato. Sia la Gen Z sia la Gen Alpha incarnano questa cultura prefigurativa: i loro genitori (Millennials e Gen X) spesso si rivolgono a loro per comprendere nuovi strumenti digitali, dalle piattaforme social alle applicazioni di IA.

La psicologa Jean Twenge, autrice di iGen (2017), ha documentato con dati longitudinali americani l’aumento esponenziale di ansia e depressione tra gli adolescenti nati dopo il 1995, correlandoli all’uso prolungato dello smartphone e alla sostituzione delle interazioni faccia a faccia con quelle mediate dallo schermo. In Italia, i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza indicano che nel 2025 il 27% dei quattordicenni ha dichiarato di sentirsi «spesso o sempre solo», un raddoppio rispetto al 2012. Per la Gen Alpha, ancora troppo giovane per indagini su larga scala, gli esperti temono una «intensificazione» del fenomeno, dato che l’esposizione agli schermi inizia già nei primi mesi di vita.
Bauman e Beck: paura liquida e società del rischio
Zygmunt Bauman ha descritto la postmodernità come «modernità liquida», dove legami, identità e progetti di vita diventano temporanei e precari. Per la Gen Z, la liquidità si traduce in una percezione del lavoro come successione di gig e freelance, con un orizzonte di stabilità finanziaria sempre rinviato. Secondo Eurostat, nel 2025 il tasso di occupazione giovanile (20-24 anni) in Italia era ancora al 42%, ben al di sotto della media UE, e il 60% dei contratti erano a termine.
Ulrich Beck, dal canto suo, ha parlato di «società del rischio» (1986), nella quale i pericoli globali e invisibili (dal nucleare al clima) generano una «paura organizzata». La diffusione dell’eco-ansia tra la Gen Z può essere letta proprio come sintomo di questa condizione: a differenza dei loro genitori, cresciuti nella minaccia concreta della Guerra Fredda, i giovani oggi interiorizzano i rischi ambientali come minacciosi e incontrollabili. L’indagine ISS citata in apertura rileva che il 42% della Gen Z ritiene «probabile un collasso ecologico entro il 2050». La Gen Alpha, sebbene protetta in parte dalla mediazione adulta, sta già assorbendo tali paure attraverso l’educazione scolastica e i discorsi familiari.
Bourdieu e il capitale culturale digitale
Pierre Bourdieu offre un utile contrappunto materialista: i giovani non sono un gruppo omogeneo, ma si articolano in base al capitale culturale, economico e sociale ereditato. Le differenze tra Gen Z e Gen Alpha non sono solo anagrafiche: il possesso di dispositivi, la qualità della connessione, l’alfabetizzazione digitale dei genitori creano nuovi divari. Come mostrano i dati INVALSI del 2025, il 18% degli studenti di terza media del Sud Italia non possiede un computer in famiglia, contro il 4% del Nord. Questo gap incide profondamente sulle competenze digitali e sulle opportunità future, rendendo l’etichetta «nativo digitale» fuorviante se non accompagnata da una lettura stratificata.
Obiezioni e limiti
Le analisi generazionali suscitano però critiche legittime. In primo luogo, tendono a essenzializzare e uniformare milioni di individui, trascurando le variabili di classe, genere, etnia e contesto geografico. In secondo luogo, come notava già Mannheim, la coscienza generazionale non è automatica: non tutti i coetanei vivono gli stessi eventi allo stesso modo. Inoltre, l’uso di dati aggregati può creare falsi stereotipi: non tutta la Gen Z è ansiosa o attivista, e non tutta la Gen Alpha sarà più empatica o tecnologicamente dipendente. Occorre quindi maneggiare i concetti generazionali come strumenti di analisi, non come profezie deterministiche.
Schema concettuale: dalla crisi alla coscienza generazionale
Es. pandemia COVID-19, crisi finanziaria 2008
Valori, paure (eco-ansia), pratiche (digitale)
Attivismo digitale, precarietà, nuove competenze
Tre passaggi chiave nella formazione di una generazione secondo la sociologia di Mannheim e Mead.
Tabella comparativa: Gen Z vs Gen Alpha vs Millennials
| Generazione | Anni di nascita | Tecnologia caratterizzante | Valore prioritario | Approccio all’apprendimento |
|---|---|---|---|---|
| Millennials | 1981-1996 | Web 2.0, social media primitivi | Realizzazione personale | Collaborativo, esperienziale |
| Gen Z | 1997-2012 | Smartphone, social onnipresenti | Autenticità, trasparenza | Visivo, veloce, multimediale |
| Gen Alpha | 2013-2025 ca. | Intelligenza artificiale, assistenti vocali | Inclusione, sostenibilità | Personalizzato, ibrido, basato su IA |
Implicazioni educative e prospettive
I dati e le analisi impongono un ripensamento profondo dei sistemi formativi. Se la Gen Z ha sofferto l’ipertrofia digitale, la Gen Alpha rischia una precocità che potrebbe erodere competenze fondamentali come l’attenzione prolungata e l’empatia. La sfida è duplice: da un lato, fornire strumenti critici per navigare l’infosfera (opera di alfabetizzazione mediatica che Bourdieu chiamerebbe trasmissione di capitale culturale); dall’altro, rafforzare quei legami comunitari — famiglia, scuola, reti territoriali — che la liquidità rischia di dissolvere. In una prospettiva di responsabilità sociale, gli interventi dovrebbero bilanciare innovazione tecnologica e tutela dello sviluppo psicologico, privilegiando soluzioni di sussidiarietà e partenariato tra pubblico e privato. Solo così le generazioni a venire potranno ereditare non solo dispositivi, ma anche il discernimento necessario a farne un uso sapiente e umanamente ricco.
Domande frequenti
Non esiste una delimitazione universalmente accettata, ma la maggior parte degli studiosi colloca la Gen Z tra il 1997 e il 2012, seguendo i Millennials (1981-1996) e precedendo la Generazione Alpha (dal 2013 circa).
La Gen Alpha è la prima a crescere interamente con l'intelligenza artificiale, gli assistenti vocali e la pandemia COVID-19 come evento fondante, mentre la Gen Z ha vissuto l'avvento degli smartphone durante l'adolescenza.
Serve a comprendere come eventi storici e innovazioni tecnologiche plasmino valori, comportamenti e disuguaglianze, permettendo di progettare interventi educativi e politici più mirati.
Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.
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