L’eclisse della competenza. Negazionismo, fiducia e sapere in “Don’t Look Up”

Il film 'Don’t Look Up' offre una metafora potente del negazionismo scientifico, un fenomeno che combina sfiducia nelle istituzioni, polarizzazione sociale e asimmetria di competenze. L'articolo analizza le dinamiche sociologiche e psicologiche alla base del rifiuto dell'evidenza, traendo paralleli con la pandemia di Covid-19, e propone strategie per ricostruire un ponte tra scienza e società.

Introduzione

Nel 2021 un film satirico, Don’t Look Up, ha messo in scena un paradosso che la pandemia di Covid-19 aveva già reso familiare: un gruppo di scienziati, dopo settimane di calcoli e osservazioni, annuncia che un cometa di dimensioni catastrofiche colpirà la Terra in sei mesi; la loro evidenza è schiacciante, eppure – per ragioni politiche, economiche e sociali – buona parte della popolazione e delle élite rifiuta di crederci. La pellicola non è una profezia, ma una radiografia di una sindrome culturale che ha radici lontane e conseguenze tangibili: il negazionismo scientifico non come patologia individuale, ma come prodotto di una certa configurazione sociale.

L’idea che guida questo articolo è che il film offra una lente efficace per capire come, nelle società contemporanee, la moltiplicazione delle fonti informative e la frammentazione dell’autorità epistemica possano generare una forma di scetticismo radicale verso le istituzioni del sapere. Quel che vediamo sullo schermo – scienziati che mostrano dati, cittadini che scrollano le spalle, opinionisti che invitano a “guardare altrove” – non è una caricatura, ma la rappresentazione di un meccanismo sociale che ha operato durante la crisi sanitaria e continua a operare in altri ambiti (cambiamento climatico, vaccini, sicurezza alimentare).

Il prossimo articolo su questo tema lo scegli tu. Bastano un clic e nessuna registrazione.Vota ora ↓

Il contesto: una società epistemicamente frammentata

Per comprendere il negazionismo contemporaneo occorre collocarlo in un quadro più ampio. La sociologa britannica Silvia Gherardi, nei suoi studi sulle culture organizzative, ha parlato di “conoscenza situata” per sottolineare come il sapere non sia mai neutro, ma radicato in pratiche, relazioni e contesti. Oggi, però, la situazione è cambiata: la rete ha moltiplicato i contesti di produzione della conoscenza, ma ha anche indebolito i filtri tradizionali (università, comitati scientifici, giornalismo specializzato). Ogni individuo può costruirsi un ecosistema informativo su misura, scegliendo fonti che confermano le proprie convinzioni. In questo scenario, l’autorità epistemica della scienza – che per decenni è stata riconosciuta quasi automaticamente – viene messa in discussione non da un confronto dialettico, ma da un rifiuto che assume le forme di una controcultura.

L’eclisse della competenza. Negazionismo, fiducia e sapere in "Don’t Look Up"

Il filosofo della scienza Thomas Kuhn aveva descritto il progresso scientifico come alternanza di fasi di “scienza normale” e “rivoluzioni”: momenti in cui un paradigma viene sostituito da un altro. Ma ciò che accade oggi è diverso: non c’è un paradigma alternativo, solo una negazione dei fatti. Il negazionismo scientifico non produce una scienza diversa, ma un rifiuto della scienza tout court. Non si contesta l’interpretazione dei dati: si contesta che i dati abbiano un senso, o che chi li produce sia degno di fiducia.

L’antropologo Carlo Ginzburg ha mostrato come la sfiducia nelle élite intellettuali abbia radici profonde: già nella cultura contadina dell’Europa premoderna il sapere degli esperti era visto con sospetto. Ma oggi quel sospetto è stato riattivato e amplificato dalla tecnologia. In Don’t Look Up il capo della task force scientifica (un personaggio interpretato da un noto attore) viene deriso in televisione proprio perché incarna il “sapere dall’alto” – quello che molti sentono come imposto, lontano dalla vita reale.

La dinamica sociale del negazionismo: dalla differenziazione alla polarizzazione

Un contributo utile viene dal sociologo tedesco Niklas Luhmann, che ha teorizzato la società moderna come insieme di sottosistemi (economia, politica, scienza, diritto, ecc.) ciascuno con il proprio codice comunicativo. La scienza comunica attraverso il codice vero/falso; la politica attraverso il codice potere/opposizione. Quando i due codici si incrociano – per esempio, quando la scienza dice “la cometa esiste” e la politica risponde “questo indebolisce il mio consenso” – si genera un conflitto di irriducibilità. Il negazionismo non è solo ignoranza: è una strategia di difesa di un altro codice comunicativo. Non a caso, nel film, gli scienziati vengono accusati di fare politica, mentre i politici rivendicano il diritto di decidere cosa sia rilevante.

Questa dinamica si traduce in una polarizzazione sociale. Lo psicologo sociale Jonathan Haidt, nei suoi studi sul moral foundation theory, ha mostrato come le persone tendano a fidarsi di informazioni coerenti con la propria visione morale del mondo. Se la scienza dice qualcosa che minaccia l’identità di gruppo (per esempio, “il cambiamento climatico è reale e richiede sacrifici”), può essere scartata come “nemica”. In Don’t Look Up, la cometa diventa un simbolo – i conservatori la negano perché annuncerebbe la fine del sistema che li sostiene; i progressisti, in modo altrettanto caricaturale, la usano per accusare gli avversari. La verità scientifica diventa bandiera politica.

Un terzo elemento è l’asimmetria di competenze. Il filosofo Michael Polanyi ha parlato di “conoscenza tacita”: una parte del sapere scientifico non è trasferibile in formule o in dati, ma si apprende attraverso la pratica e il riconoscimento reciproco tra pari. Per un profano, è quasi impossibile valutare la validità di un’affermazione scientifica complessa. Di qui la necessità di una delega fiduciaria. Quando la fiducia viene meno, il profano non ha strumenti per giudicare – eppure giudica, basandosi su altri criteri (l’appartenenza politica, la prossimità sociale, la simpatia verso il comunicatore). Nel film, i negazionisti non portano dati alternativi: portano retorica, paure, interessi.

Lo schema seguente illustra la relazione tra i diversi elementi del fenomeno:

Schema concettuale del negazionismo scientifico
Società dell’informazione (moltiplicazione fonti, filtri deboli)

Frammentazione dell’autorità epistemica
Sfiducia nelle istituzioni (politiche, scientifiche, mediatiche)
Attivazione di codici comunicativi alternativi (politico, identitario)
Polarizzazione sociale e rifiuto selettivo dei fatti
Esito: il negazionismo diventa una pratica sociale, non un errore cognitivo isolato

La tabella seguente mette a confronto i tratti del negazionismo rappresentato nel film con quelli osservati durante la pandemia di Covid-19:

Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.

🗳 Decidi tu il prossimo articolo
Quale aspetto vorresti approfondito in un prossimo articolo?
Un clic: scegli e vedi subito cosa hanno votato gli altri lettori.
Niente registrazione: i piu votati diventano i prossimi approfondimenti.
Hai un parere o un caso da raccontare?
Le osservazioni piu interessanti diventano spunti per i prossimi articoli.

Vuoi ricevere l’approfondimento appena esce?

Se togli la spunta, l’indirizzo sarà usato solo per avvisarti quando esce questo approfondimento.

«Ciò che oggi si sa fare insieme, domani si sa fare da soli» — per Vygotskij si impara davvero solo nello scambio con gli altri.

Dì la tua: la tua esperienza può confermare o smentire questa analisi.

Dì la tua: cosa ne pensi?

Il tuo punto di vista arricchisce l'analisi: bastano due righe. L'email non viene pubblicata.