Ogni quattro anni, quando il mondiale di calcio si avvicina, l’italiano medio si trova di fronte a un dilemma: se la Nazionale azzurra non c’è, per chi fare il tifo? La risposta più sensata – e sociologicamente fondata – è l’Argentina. Non si tratta solo di simpatia, ma di un legame strutturale che affonda nelle migrazioni di massa, nelle pratiche culturali quotidiane e persino in una certa visione del mondo che l’Italia e l’Argentina condividono, e che le distingue da altre nazioni europee, come la Spagna, sempre più orientate verso una secolarizzazione radicale e un allontanamento dalla propria tradizione cristiana.
Il dato demografico: più della metà degli argentini ha radici italiane
Secondo stime dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero e del Ministero dell’Interno argentino, circa il 60% degli argentini possiede almeno un antenato italiano. Tra il 1880 e il 1930, oltre quattro milioni di italiani emigrarono in Argentina, una cifra paragonabile all’intera popolazione di Milano e Napoli messe insieme. Oggi, nel paese sudamericano si contano circa 25 milioni di persone di origine italiana, su una popolazione totale di 45 milioni.
Questa massa critica ha plasmato ogni aspetto della vita argentina: la lingua (il lunfardo, dialetto di Buenos Aires, è intriso di termini piemontesi, genovesi e napoletani), la cucina (la pasta e la pizza sono pietanze quotidiane, non esotiche), la struttura familiare (fortemente allargata e coesa, con un ruolo centrale della nonna). L’antropologo Adrián Gorelik ha descritto Buenos Aires come «la città più italiana d’Europa fuori dall’Europa», un paradosso che coglie la sintesi culturale: l’Argentina non è una colonia italiana, ma una prosecuzione dell’Italia su un altro continente.
Tre motivazioni storico-culturali per tifare Argentina
Possiamo distinguere tre livelli di affinità che rendono naturale, per un italiano, sostenere la celeste e bianca.
1. Affinità strutturale. Entrambi i paesi condividono una storia di Stati nazionali fragili, un rapporto ambivalente con la modernità e una forte tensione tra centro e periferia. Lo storico Federico Chabod definiva l’Italia una «nazione tardiva»; lo stesso vale per l’Argentina, che ha raggiunto l’unità politica solo nella seconda metà dell’Ottocento. Questa somiglianza istituzionale ha generato tratti culturali simili: familismo, clientelismo, ma anche una straordinaria creatività nell’arte e nella musica (pensiamo al tango, figlio del contrabbando italiano).

2. Affinità religiosa. Nonostante la secolarizzazione, l’Italia resta un paese profondamente segnato dal cattolicesimo, visibile nei rituali e nelle feste locali. L’Argentina è lo stato cattolico per eccellenza in Sudamerica, con una gerarchia ecclesiastica tradizionalista e una pietà popolare che ricorda quella italiana (processioni, ex voto, devozione ai santi). Il sociologo Franco Garelli, studiando la religiosità italiana, nota come essa sia più «calda» e festiva di quella nord-europea: un tratto che ritroviamo identico in Argentina.
3. Divergenza dalla Spagna. Mentre la Spagna degli ultimi decenni ha abbracciato una secolarizzazione rapida e talvolta conflittuale (si pensi alla rimozione pubblica dei simboli religiosi), l’Italia e l’Argentina hanno mantenuto un rapporto più dialettico con la tradizione cristiana. Questo non significa rifiuto della modernità, ma una continuità culturale che evita cesure traumatiche. Tifare Argentina, quindi, significa anche schierarsi contro un certo tipo di estremismo laicista, a favore di una laicità inclusiva che riconosca le radici storiche.
Uno schema concettuale: somiglianze e differenze
Religione: Cattolicesimo dominante, laicità morbida
Famiglia: Modello allargato, centralità della madre
Lingua: Dialetti forti, espressività gestuale
Cibo: Pasta, pizza, olio d’oliva
Calcio: Stile difensivo e contropiede (catenaccio vs. liotard?)
Tabella comparativa: Italia, Argentina, Spagna
| Indicatore | Italia | Argentina | Spagna |
|---|---|---|---|
| % popolazione con antenati italiani | 100% | ~60% | ~1% |
| Pratica religiosa (messa settimanale) | ~20% | ~25% | ~15% |
| Indice di secolarizzazione (0=religioso, 100=laico) | ~60 | ~55 | ~75 |
| Stile di calcio preferito | Difensivo/controfuga | Tecnico/aggressivo | Possesso palla/tic-tac |
Il paradosso della lontananza: più distanti, più simili
Un elemento apparentemente paradossale è che la distanza geografica ha preservato alcuni tratti italiani, fossilizzandoli. L’antropologo Eric Hobsbawm parlava di «tradizione inventata»: gli emigranti italiani in Argentina hanno conservato usi che in Italia sono cambiati. Ad esempio, il trattamento dei defunti – con lunghi cortei funebri e lutto stretto – è rimasto identico a quello dell’Italia rurale di un secolo fa. Questo non significa che l’Argentina sia «arretrata», ma che funge da specchio di un passato che l’Italia ha dimenticato.
Inoltre, la lontananza dalla cristianità vissuta dalla Spagna sta spingendo il Paese iberico verso una deriva secolarista che lo allontana anche dall’Italia: le recenti leggi sull’eutanasia, il riconoscimento del matrimonio omosessuale con ampio consenso politico, la rimozione dei crocifissi dagli spazi pubblici. In Argentina, invece, il crocifisso è ancora presente nelle aule dei tribunali e il dibattito bioetico è più cauto. Ciò rende l’Argentina un alleato naturale per chi difende un modello di laicità rispettoso delle radici cristiane.
Obiezioni e controargomenti
Qualcuno potrebbe obiettare: «Ma l’Argentina non è l’Italia: è un paese molto più violento, con una storia politica instabile, un’inflazione fuori controllo». Vero. Ma la simpatia calcistica non è un giudizio morale sul governo di turno. Si tifa per un popolo, per una cultura, per un modo di stare al mondo. La criminalità e l’inflazione sono fenomeni contingenti; la struttura culturale, invece, è di lungo periodo.
Un’altra obiezione: «Tifare Argentina significa sostenere un calcio meno evoluto, più fisico e meno tattico». Anche qui, è una questione di gusti. Ma la passione, la teatralità e il coinvolgimento emotivo del calcio argentino sono più vicini allo spirito italiano di quanto lo sia il calcio teutonico o anglosassone.
Infine, c’è chi dice: «Meglio tifare una squadra europea, più vicina». Ma la vicinanza geografica non genera affinità culturale. La Francia è più vicina dell’Argentina, eppure le differenze linguistiche, religiose e culinarie sono enormi. L’Argentina, al confronto, è un’Italia con accento spagnolo.
Cosa significa tutto questo? Implicazioni pratiche
Non si tratta solo di mundial. Se l’Italia vuole mantenere viva la propria identità in un mondo globalizzato, può guardare all’Argentina come a un «laboratorio di italianità»: un paese in cui la diaspora ha creato una versione più fedele e appassionata della madrepatria. Sostenere la nazionale argentina significa riconoscere che l’identità culturale non è legata ai confini ma alla trasmissione intergenerazionale di pratiche, credenze e valori.
In concreto, gli italiani possono rafforzare i legami con l’Argentina attraverso scambi culturali, turismo delle radici, gemellaggi tra città. Anche nel calcio, perché non organizzare più amichevoli tra le due nazionali? O fondare un torneo italo-argentino per giovani? La posta in gioco non è solo sportiva, ma culturale e identitaria. Tifare Argentina è, in fondo, tifare una versione di noi stessi.
Domande frequenti
Per la massiccia immigrazione italiana tra il 1880 e il 1930, che ha plasmato lingua, cucina, famiglia e cultura argentina. Oggi circa 25 milioni di argentini hanno origini italiane.
La Spagna ha adottato una secolarizzazione più radicale, con leggi come l'eutanasia e la rimozione dei crocifissi, mentre Italia e Argentina mantengono un rapporto più dialettico con la tradizione cristiana.
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