Il 16 luglio 2026, un breve articolo di approfondimento su una testata online italiana analizzava i tratti distintivi della Generazione Alpha, i nati dopo il 2010, descrivendoli come ‘nativi dell’intelligenza artificiale’. Il pezzo, ripreso da diverse fonti, riaccende un dibattito sociologico che affonda le radici nel primo Novecento: le generazioni sono davvero entità oggettive, o sono costruzioni sociali utili a interpretare il cambiamento?
Da Ortega y Gasset a Mannheim: la generazione come categoria sociologica
La riflessione sulle generazioni come unità di analisi sociale emerge con forza nel pensiero del filosofo spagnolo José Ortega y Gasset, che nel 1923 pubblica Il tema del nostro tempo. Per Ortega, la generazione è ‘l’organo della vita storica’: ogni quindici anni circa, una nuova coorte si afferma portando una sensibilità comune, una ‘sensibilità vitale’ che plasma l’arte, la politica e la cultura. La storia, secondo Ortega, non è fatta da individui isolati né da masse amorfe, ma da generazioni che si alternano, si scontrano e si sovrappongono.
Karl Mannheim, sociologo ungherese naturalizzato britannico, sistematizza il concetto nel saggio Il problema delle generazioni (1928). Per Mannheim, una generazione non è un semplice gruppo di coetanei, ma un ‘gruppo di collocazione’ che condivide esperienze formative simili in un periodo storico cruciale, di solito tra i 17 e i 25 anni. La generazione non è un dato biologico, ma un legame sociale che nasce da eventi traumatici o trasformativi: la guerra, una crisi economica, un’innovazione tecnologica. Mannheim distingue tra collocazione generazionale (essere nati nello stesso periodo), connessione generazionale (partecipare a un destino comune) e unità generazionale (gruppi specifici che elaborano in modo simile le esperienze).
Le attuali etichette Gen Z (nati 1997-2012) e Gen Alpha (2013-2025) si basano su questa tradizione, ma rischiano di ridurre la complessità mannheimiana a meri intervalli demografici. La Gen Z, cresciuta con gli smartphone e i social media, è stata definita ‘la generazione dei nativi digitali’ (Prensky, 2001), mentre la Gen Alpha è già chiamata ‘la generazione dell’AI’. Tuttavia, il sociologo canadese David Buckingham ha criticato queste etichette come ‘determinismo tecnologico’, sostenendo che l’accesso e l’uso della tecnologia variano enormemente per classe, genere e geografia.
La critica femminista e postcoloniale: generazioni e intersezionalità
A partire dagli anni Novanta, studiose femministe e postcoloniali hanno messo in discussione la presunta omogeneità delle generazioni. L’antropologa indiana Arjun Appadurai, nel suo Modernità in polvere (1996), mostra come i flussi globali di media e migrazione creino ‘comunità immaginate’ transnazionali, ma anche divari generazionali profondi. Per Appadurai, la Generazione Alpha in India potrebbe avere più in comune con i coetanei cinesi che con i propri genitori, ma al contempo le disuguaglianze interne al paese frammentano l’esperienza generazionale.
La psicologa sociale e femminista Carol Gilligan, nei suoi studi sullo sviluppo morale, ha evidenziato come le generazioni siano attraversate da differenze di genere: le ragazze Gen Z possono vivere l’adolescenza in modo diverso dai ragazzi, soprattutto in contesti culturali tradizionali. Più radicale è la critica della sociologa statunitense Donna Haraway, che nel Manifesto cyborg (1985) anticipa il superamento delle categorie fisse: le generazioni, come i generi, sono ‘ficzioni’ che producono effetti reali di potere e inclusione/esclusione.
Generazione Alpha: la prima generazione post-digitale?
Il 16 luglio 2026, un editoriale su una testata online rifletteva sul fatto che i bambini Alpha, oggi undicenni, non hanno memoria di un mondo senza chatbot o assistenti vocali. La psicologa dello sviluppo britannica Alison Gopnik, autrice di The Gardener and the Carpenter (2016), avverte che l’iperconnessione può ridurre il gioco libero e l’esplorazione autonoma, fondamentali per lo sviluppo cognitivo. Gopnik sottolinea che i bambini Alpha imparano interagendo con sistemi AI che rispondono immediatamente, ma questo potrebbe indebolire la pazienza e la capacità di risolvere problemi complessi.
Il sociologo tedesco Andreas Reckwitz, nel suo La società dei singolari (2017), analizza come la cultura contemporanea spinga verso l’unicità e l’auto-espressione, trend che la Gen Alpha porta all’estremo: i bambini oggi non vogliono solo essere consumatori, ma creator di contenuti. Piattaforme come YouTube e TikTok hanno normalizzato l’esposizione precoce, generando nuove forme di narcisismo e ansia da prestazione. La psicologa clinica americana Jean Twenge, autrice di iGen (2017), ha documentato un aumento dei tassi di depressione e ansia tra i nati dopo il 1995, correlato all’uso intensivo degli smartphone: un dato che, secondo alcuni, si sta accentuando nella Gen Alpha.
Uno schema concettuale: da collocazione a unità generazionale
(nascita nello stesso periodo) 1997-2012 / 2013-2025
(eventi comuni: pandemia, AI, crisi climatica)
(gruppi attivi, stili di vita, mentalità)
Dalla biologia alla cultura: le generazioni come costruzione sociale.
Tabella comparativa: Gen Z vs Gen Alpha
| Dimensione | Gen Z (1997-2012) | Gen Alpha (2013-2025) |
|---|---|---|
| Tecnologia chiave | Smartphone e social media | AI generativa e assistenti vocali |
| Evento formativo principale | Crisi finanziaria 2008, pandemia Covid-19 | Pandemia, AI generativa (ChatGPT, etc.), crisi climatica |
| Valori prevalenti | Inclusività, attivismo digitale, ansia climatica | Creatività digitale, personalizzazione, attenzione alla salute mentale |
| Sfide educative | Gestione del cyberbullismo, dipendenza da schermi | Alfabetizzazione all’AI, pensiero critico, relazioni autentiche |
Il dibattito contemporaneo: fine delle generazioni?
Alcuni studiosi, come lo storico francese Pierre Nora, sostengono che il concetto di generazione stia perdendo senso nell’epoca della globalizzazione e dell’accelerazione sociale. Le esperienze formative sono così frammentate che si può parlare di ‘micro-generazioni’ o ‘generazioni parallele’. Il sociologo tedesco Hartmut Rosa, autore di Accelerazione e alienazione (2010), osserva che il mutamento sociale è così rapido che le categorie di coorte non riescono più a cogliere le differenze: ogni anno sembra generare una nuova ‘generazione’ di consumatori o di attivisti. Rosa introduce il concetto di ‘risonanza’ per descrivere il bisogno umano di relazioni significative, che la tecnologia sembra minacciare.
D’altra parte, il dibattito sulle generazioni rimane utile se inteso come euristica, non come essenza. L’antropologa Mary Douglas, in Come pensano le istituzioni (1986), ci ricorda che le classificazioni sociali, incluse le generazioni, servono a creare ordine e a legittimare pratiche: parlare di Gen Z e Gen Alpha permette a educatori, marketer e politici di adattare le loro strategie. Il problema nasce quando si essenzializzano queste etichette, dimenticando le differenze di classe, genere e provenienza.
Conclusione: implicazioni educative e pratiche
Per gli insegnanti e i genitori, comprendere il costruttivismo sociale delle generazioni significa evitare stereotipi: non tutti i nati nel 2010 sono ‘nativi digitali’ con le stesse competenze. Servono interventi mirati: per la Gen Z, educazione al pensiero critico sui social media; per la Gen Alpha, programmi che sviluppino la creatività offline e la relazione empatica con i coetanei, in un’epoca in cui l’AI potrebbe mediare sempre più le interazioni. La sociologia applicata ci invita a usare il concetto di generazione come bussola, non come gabbia.
Domande frequenti
La Gen Z include i nati tra il 1997 e il 2012; la Gen Alpha dal 2013 al 2025 circa. Le date variano leggermente tra gli studiosi.
Il filosofo José Ortega y Gasset nel 1923 e il sociologo Karl Mannheim nel 1928 hanno posto le basi. Mannheim distinse collocazione, connessione e unità generazionale.
Sono utili come euristiche per analizzare tendenze, ma rischiano di essenzializzare e ignorare differenze di classe, genere e cultura. Vanno usate con cautela critica.
Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.
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