Norbert Elias e il processo di civilizzazione: significato, origini e attualità

Definizione e genesi del concetto

Perché oggi usiamo posate separate, ci soffiamo il naso in disparte e reprimiamo la rabbia in pubblico? Norbert Elias (1897–1990) ha dedicato la vita a rispondere. Il processo di civilizzazione indica la trasformazione secolare delle condotte individuali e della sensibilità psichica in Occidente, tra medioevo e Novecento: un addomesticamento progressivo delle pulsioni, mediato da norme sociali che diventano «seconda natura». Non si tratta di una marcia trionfale verso il meglio, ma di un mutamento strutturale nei rapporti tra Stati, classi e individui.

Chi era Norbert Elias

Nato a Breslavia da famiglia ebraica, Elias studiò filosofia e medicina, fu assistente di Karl Mannheim a Francoforte e fuggì dal nazismo nel 1933. Il suo capolavoro, Über den Prozess der Zivilisation (1939), rimase ignorato per trent’anni. Solo negli anni Settanta, con la riedizione e le traduzioni, divenne un classico della sociologia storica. Elias insegnò in Inghilterra, ad Amsterdam e fu figura di rilievo della sociologia figuracionale, incentrata sulle reti di interdipendenza umana.

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Dalla coercizione esterna all’autocostrizione

Il cuore della tesi è che, man mano che lo Stato moderno monopolizza la violenza legittima (prelievo fiscale, esercito, polizia), la vita quotidiana si pacifica. Gli individui imparano a contenere gli impulsi immediati perché prevedono conseguenze sociali e psicologiche. Nasce un autocontrollo sempre più raffinato, sorvegliato da un’istanza interiore che Elias chiama Super-io (ma senza ridurlo a mero freudismo). Esempio: nel medioevo mangiare con le mani dal piatto comune era normale; dal Rinascimento in poi le forchette si diffondono, e toccare il cibo con le dita diventa sconveniente.

Norbert Elias e il processo di civilizzazione: significato, origini e attualità

La corte e la società delle buone maniere

Elias mostrò come la nobiltà di corte, in particolare nella Francia del Seicento, abbia elaborato un galateo sofisticato per distinguersi e controllare la competizione di status. I manuali di etichetta (di Erasmo da Rotterdam, di Baldassarre Castiglione, di Antoine de Courtin) insegnavano a non sputare vicino alla tavola, a usare il fazzoletto, a moderare il riso. Queste norme, nate in un ambiente ristretto, si diffusero verso il basso, plasmate dal desiderio di ascesa sociale e dall’imitazione delle élite.

1. Coercizione esterna
Punizioni corporali, paura del signore
Es.: Medioevo, esecuzioni pubbliche
2. Interiorizzazione della norma
Vergogna e imbarazzo anticipano la sanzione
Es.: Il bambino impara le buone maniere
3. Autocostrizione
Il galateo diventa automatico, «naturale»
Es.: Non si rutta a tavola senza pensarci

Le soglie della vergogna e della ripugnanza

Un altro pilastro del modello eliasiano è l’innalzamento delle soglie della sensibilità. Attività come evacuare, accoppiarsi, macellare animali vennero progressivamente nascoste. Oggi un adulto si vergogna di espellere rumorosamente gas intestinali in compagnia, mentre in epoca antica l’episodio passava quasi inosservato. La psicogenesi di queste soglie accompagna la sociogenesi dello stato: più la rete di interdipendenze è fitta, più siamo vulnerabili al giudizio altrui e più reprimiamo.

Obiezioni e limiti: il dibattito con Hans-Peter Duerr

L’antropologo tedesco Hans-Peter Duerr (1943–2020) contestò radicalmente Elias. Nel suo Der Mythos vom Zivilisationsprozeß (1988) sostenne che le società pre-moderne possedevano già complesse forme di controllo delle pulsioni. Duerr documenta come molte culture regolassero sesso, igiene e violenza con tabù severi. Altri critici, come Zygmunt Bauman, pur riconoscendo il merito descrittivo di Elias, ne denunciano l’eurocentrismo e la cecità di fronte a rovesciamenti barbarici – si pensi ai genocidi novecenteschi, attuati con il contributo della burocrazia e della tecnologia delle «società civilizzate».

Decivilizzazione e informalizzazione

Il sociologo olandese Cas Wouters, allievo di Elias, ha studiato l’informalizzazione delle maniere a partire dagli anni Sessanta: meno rigidità, più spontaneità apparente, ma senza reale diminuzione dell’autocontrollo. Oggi mangiamo pizza con le mani in pizzeria, ma sappiamo quando è appropriato farlo; la convivenza su internet ha prodotto nuovi codici di auto-disciplina (la netiquette). Stephen Mennell ha invece indagato le decivilizing spurts, fasi storiche in cui le soglie di ripugnanza si abbassano e la violenza si legittima (guerre civili, terrorismo).

Situazione Usanza medievale (XIII sec.) Regola moderna (XX sec.)
Soffiarsi il naso Soffiare con due dita nella tovaglia Usare un fazzoletto, girandosi
Mangiare carne Strappare con le mani dal piatto comune Usare coltello e forchetta nel proprio piatto
Dormire Più persone nello stesso letto, spesso nudi Stanze separate, pigiami, intimità protetta
Ruttare a tavola Considerato segno di gradimento Sconveniente, segno di maleducazione

Perché il processo di civilizzazione è ancora utile

Pensiamo alla scuola italiana di oggi. Le campagne contro il bullismo o l’educazione alla cittadinanza presuppongono l’innalzamento delle soglie di sensibilità e l’introiezione di norme di rispetto reciproco. Insegnare ai ragazzi la convivenza democratica significa farli partecipi di quella autocostrizione emotiva che Elias descrive come base della vita associata pacifica. I codici di comportamento online (hate speech, cyberbullismo) mostrano una nuova frontiera del processo: siamo immersi in una figuration globale dove l’autocontrollo è più necessario che mai, ma anche più fragile.

Malintesi comuni

Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.

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