1. Il Linguaggio Verbale (pp. 102-106)
L’esordio sulla natura del linguaggio si apre con una riflessione sul Mito di Babele (p. 102), una narrazione biblica di profondo valore simbolico che, attraverso la dispersione linguistica, evoca la fragilità della cooperazione umana e l’ineludibile necessità di una comunicazione condivisa per la costruzione di progetti collettivi. Sebbene la ricerca contemporanea abbia ampiamente confutato l’ipotesi di un’unica lingua primigenia, attestando piuttosto una diversità linguistica sin dalle origini, essa conferma inequivocabilmente che l’uomo, in quanto essere intrinsecamente sociale, si qualifica come un animale comunicante. La sua capacità di veicolare e scambiare informazioni, di trasmettere conoscenze e di perpetuare il sapere si manifesta attraverso un’eclettica gamma di linguaggi, ciascuno con proprie peculiarità e funzioni.
La Definizione di Linguaggio (p. 103) si configura come un sistema complesso e multifattoriale, un insieme organizzato di suoni, gesti e codici simbolici che consente agli esseri umani, agli animali e, in una prospettiva più recente, alla tecnologia, di instaurare processi di scambio informativo. In questa vasta tassonomia, l’Homo sapiens si distingue per la sua esclusiva facoltà di impiegare codici simbolici astratti, quali l’alfabeto, che trascendono la mera referenzialità immediata per accedere a livelli di significato più complessi e decontestualizzati. A tale facoltà si ascrivono due proprietà intrinseche e fondamentali: l’Arbitrarietà, che postula un’assenza di correlazione naturale tra il significante (la forma sonora o grafica) e il significato (il concetto veicolato), stabilendo invece un accordo convenzionale e tacito tra i parlanti di una comunità linguistica; e la Produttività, intesa come la capacità inesauribile del linguaggio di generare un numero infinito di enunciati nuovi e di inventare nuovi termini, nuove espressioni e nuove combinazioni sintattiche, rendendo il sistema dinamico e adattabile alle esigenze comunicative emergent.
L’Evoluzione e il Cervello (pp. 104-105) delineano il percorso filogenetico che ha condotto allo sviluppo della facoltà verbale umana, un processo intimamente legato a modificazioni anatomiche significative, quali l’evoluzione della laringe in una posizione più bassa, che ha permesso una maggiore modulazione dei suoni. Parallelamente, la localizzazione cerebrale di tale facoltà è stata identificata con precisione nell’emisfero sinistro, in particolare nelle aree di Broca, deputata alla produzione del linguaggio e alla sintassi, e di Wernicke, responsabile della comprensione del linguaggio e dell’organizzazione semantica. Questi centri neurologici agiscono in sinergia, orchestrando la complessa architettura del pensiero e della sua verbalizzazione.
APPROFONDIAMO con i ragazzi:
Lo studio del linguaggio (p. 105) si articola in diverse branche della linguistica, ciascuna dedicata all’analisi di specifici livelli del fenomeno linguistico. La fonetica si occupa dello studio dei suoni del linguaggio in quanto elementi fisici e acustici; la morfologia investiga la formazione e la struttura interna delle parole, analizzando i morfemi e le loro funzioni; la sintassi esamina le regole che governano la combinazione delle parole in frasi grammaticalmente corrette e la loro relazione reciproca; infine, la semantica si concentra sul significato delle parole, delle frasi e dei testi, esplorando come il linguaggio veicoli la comprensione del mondo.
Le varianti linguistiche (p. 105) rappresentano manifestazioni della diversità e della dinamicità del linguaggio all’interno di una comunità. I dialetti sono varietà linguistiche regionali, sistemi autonomi o sub-sistemi della lingua standard, spesso caratterizzati da specifiche morfologie, sintassi e lessici. I gerghi sono linguaggi settoriali o di gruppo, utilizzati per rafforzare l’identità di un collettivo o per escludere gli esterni; un esempio emblematico è il gergo giovanile, con espressioni come “Sup?”, contrazione di “What’s up?”, che denota un codice di riconoscimento generazionale. Accanto a questi, i linguaggi tecnico-professionali costituiscono lessici specialistici impiegati in ambiti disciplinari specifici (medicina, giurisprudenza, informatica), caratterizzati da precisione terminologica e ambiguità ridotta, essenziali per la chiarezza e l’efficienza comunicativa in contesti specialistici.
2. Struttura e Contesto del Linguaggio (pp. 106-110)
La comprensione del linguaggio richiede un’analisi della sua organizzazione in Livelli Gerarchici (pp. 106-107) interconnessi, che procedono dalle unità minime prive di significato proprio fino alla costruzione di testi complessi. Alla base si trovano i Foni e Fonemi, le unità sonore minime. I foni sono le realizzazioni fisiche dei suoni, mentre i fonemi sono le unità sonore minime distintive, la cui alterazione può comportare un cambiamento di significato (es. /p/ e /b/ in “pane” e “bane” – se esistesse). Al livello superiore si collocano i Morfemi, le unità minime dotate di significato, che possono essere liberi (parole autonome) o legati (come prefissi e suffissi, es. “in-” in “inutile” o “-mente” in “velocemente”). L’integrazione di questi elementi conduce al Lessico, l’insieme delle parole di una lingua, e alla Sintassi, l’insieme delle regole che governano la combinazione delle parole in frasi coerenti e, a un livello più ampio, l’organizzazione delle frasi in testi strutturati.
L’importanza del Contesto (p. 108) nella determinazione del significato è un pilastro fondamentale della linguistica moderna. Il significato di un enunciato non è mai interamente contenuto nella sua struttura linguistica intrinseca, ma dipende crucialmente dal contesto extralinguistico, che include la situazione comunicativa, il tempo, il luogo, gli interlocutori e le loro conoscenze condivise. La disambiguazione di parole omonime, come “gru” (l’uccello o la macchina edile), diviene possibile solo grazie all’analisi della situazione specifica in cui la parola viene pronunciata, confermando come il linguaggio sia profondamente ancorato alla realtà circostante.
APPROFONDIAMO con i ragazzi:
Il mediatore linguistico-culturale (p. 109) emerge come una figura professionale di crescente rilevanza nelle società multiculturali contemporanee. Il suo ruolo trascende la mera traduzione letterale, configurandosi come un facilitatore dell’integrazione e della comunicazione tra individui provenienti da contesti culturali e linguistici diversi. Attraverso la sua azione, il mediatore si adopera per costruire un “contesto condiviso”, un terreno comune di comprensione e riconoscimento reciproco, essenziale per superare barriere non solo linguistiche ma anche valoriali e comportamentali.
La Teoria degli atti linguistici (p. 109), sviluppata dal filosofo John Austin, rivoluziona la concezione del linguaggio postulando che parlare non sia semplicemente descrivere la realtà, ma agire su di essa. Ogni enunciato, secondo Austin, si compone di tre livelli distinti: l’atto locutorio, che è l’atto di dire qualcosa in sé, con la sua struttura fonetica, grammaticale e semantica; l’atto illocutorio, che rappresenta l’intenzione comunicativa sottostante all’enunciato (ad esempio, ordinare, promettere, avvertire); e l’atto perlocutorio, che corrisponde all’effetto o alla conseguenza che l’enunciato produce sull’ascoltatore (ad esempio, convincerlo, spaventarlo, indurlo ad agire).
I lapsus linguistici (p. 110), ovvero quegli errori involontari e apparentemente casuali che si verificano nel parlare, sono stati oggetto di profonda analisi da parte di Sigmund Freud, il quale li ha definiti “lapsus freudiani”. Nella prospettiva psicoanalitica, questi errori non sono meri difetti di articolazione o dimenticanze, ma piuttosto manifestazioni rivelatrici di pensieri inconsci, desideri repressi o conflitti interiori che, eludendo la censura cosciente, emergono in superficie attraverso il linguaggio, offrendo una finestra sulle dinamiche profonde della psiche.
3. I Disturbi del Linguaggio e l’Analfabetismo (pp. 110-112)
La sfera del linguaggio è suscettibile a una varietà di alterazioni e difficoltà, tra cui spiccano i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) (pp. 110-111), una categoria eterogenea di condizioni neurobiologiche che influenzano le abilità di acquisizione e uso del linguaggio e della cognizione. Essi includono la dislessia, che compromette la capacità di leggere con accuratezza e fluidità, nonostante un’intelligenza nella norma e un’adeguata istruzione; la disgrafia, che si manifesta con difficoltà nella realizzazione grafica della scrittura, alterando la leggibilità e la qualità estetica del tratto; la disortografia, che concerne le difficoltà nella correttezza ortografica, ovvero nella trascrizione dei suoni in simboli grafici conformi alle regole della lingua; e la discalculia, che implica specifiche difficoltà nell’apprendimento e nell’elaborazione dei numeri e nelle operazioni di calcolo.
Accanto ai DSA, si annoverano le Afasie e altri disturbi (p. 112), spesso correlati a lesioni cerebrali acquisite che compromettono la capacità di comprendere o produrre il linguaggio. L’afasia di Broca, derivante da un danno nell’omonima area cerebrale, si caratterizza per una produzione linguistica stentata, non fluida e agrammatica, con difficoltà nella sintassi, sebbene la comprensione sia relativamente preservata. Al contrario, l’afasia di Wernicke, dovuta a una lesione dell’area di Wernicke, si manifesta con un linguaggio fluente ma spesso privo di significato, ricco di neologismi e parafasie, dove la comprensione delle parole è gravemente compromessa. Ulteriori disturbi includono l’agnosia uditiva, l’incapacità di riconoscere i suoni pur essendo in grado di udirli; le asemie, un termine generico per la mancata comprensione o produzione di segni (linguistici o non); e la balbuzie, un disturbo della fluenza verbale caratterizzato da ripetizioni, prolungamenti o blocchi involontari di suoni o sillabe.
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Cittadini Responsabili: L’analfabetismo (p. 111) rappresenta una sfida sociale e culturale di notevole portata, che si manifesta in diverse forme. L’analfabetismo strumentale designa l’incapacità di base di leggere e scrivere, ovvero di decodificare e codificare i segni grafici. L’analfabetismo funzionale si riferisce all’incapacità di utilizzare queste abilità (lettura, scrittura, calcolo) in modo efficace e autonomo per affrontare le esigenze della vita quotidiana, per partecipare pienamente alla società o per sviluppare le proprie conoscenze. Infine, l’analfabetismo di ritorno descrive la condizione di coloro che, pur avendo acquisito competenze di lettura e scrittura, le hanno dimenticate o impoverite a causa della mancanza di pratica e di stimoli culturali, regredendo a uno stato di quasi analfabetismo.
4. Sviluppo e Modelli della Comunicazione (pp. 113-118)
Lo Sviluppo (p. 113) della capacità comunicativa nell’individuo segue un percorso graduale e complesso. È ampiamente riconosciuto che la comunicazione non verbale, che include espressioni facciali (come i sorrisi), gesti, posture e intonazioni, si sviluppa precocemente, precedendo l’acquisizione del linguaggio verbale e costituendo un substrato fondamentale per l’interazione sociale. Il bambino, nel suo processo di socializzazione e apprendimento, non acquisisce soltanto il “cosa dire” – il lessico e le strutture grammaticali – ma anche il “come” e il “a chi dirlo”, interiorizzando le regole pragmatiche e contestuali che governano l’uso appropriato del linguaggio in diverse situazioni sociali.
I Modelli Comunicativi (pp. 115-118) offrono schematizzazioni concettuali per comprendere il flusso e le dinamiche dell’interazione. Il Modello Lineare di Shannon, elaborato nell’ambito della teoria dell’informazione, concepisce la comunicazione come un processo unidirezionale e sequenziale: un emittente codifica un messaggio e lo trasmette a un destinatario attraverso un canale. In questo percorso, può inserirsi il “rumore”, inteso come qualsiasi elemento di disturbo – sia esso fisico (interferenze sonore) sia psicologico (pregiudizi, stati d’animo) – che può alterare o ostacolare la corretta ricezione del messaggio. In contrapposizione, il Modello Circolare della Scuola di Palo Alto propone una visione più complessa e dinamica, intesa come un processo bidirezionale e interattivo. In questa prospettiva, il ricevente non è un mero recettore passivo, ma un partecipante attivo che invia costantemente un feedback (retroazione) all’emittente. Questo feedback, a sua volta, influenza e modifica il comportamento e gli enunciati dell’emittente, instaurando un ciclo di interdipendenza e co-costruzione del significato.
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La comunicazione non verbale (p. 114) è un sistema complesso e multicanale che integra e talvolta sostituisce il messaggio verbale. Essa include i segnali paralinguistici (tono, volume, ritmo, pause della voce), la mimica facciale (espressioni del viso che rivelano emozioni), l’aspetto esteriore (abbigliamento, acconciatura, accessori che comunicano identità e status) e il comportamento spaziale (la distanza e la posizione reciproca degli interlocutori).
La prossemica (p. 114), termine coniato dall’antropologo Edward Hall, studia l’uso dello spazio come mezzo di comunicazione. Hall identifica quattro zone di distanza interpersonale, culturalmente determinate, che riflettono la natura della relazione: la distanza intima (0-45 cm), riservata a relazioni strette; la distanza personale (45-120 cm), tipica delle interazioni tra amici o conoscenti; la distanza sociale (1.20-3.60 m), impiegata in contesti formali o con persone meno familiari; e la distanza pubblica (oltre 3.60 m), adottata in situazioni di comunicazione con un vasto pubblico.
Le emoticon (p. 115), elementi grafici digitali, hanno assunto un ruolo cruciale nella comunicazione mediata da computer. La loro funzione primaria è quella di “colorare” il testo, ovvero di integrare o sostituire i segnali non verbali (come l’espressione facciale o il tono di voce) che sono assenti nella comunicazione scritta. Permettono di esprimere e far comprendere l’umore, l’intenzione o l’atteggiamento dell’emittente, riducendo l’ambiguità e arricchendo il contenuto emotivo del messaggio.
I deficit sensoriali e la comunicazione (p. 118) evidenziano la capacità umana di adattarsi e sviluppare sistemi comunicativi alternativi. La LIS (Lingua dei Segni Italiana) per le persone sorde è un sistema linguistico a tutti gli effetti, dotato di una propria grammatica, sintassi e lessico, che utilizza i gesti, le espressioni facciali e lo spazio per veicolare il significato. Per le persone cieche, il codice Braille rappresenta un sistema di scrittura e lettura tattile basato su combinazioni di punti in rilievo, che consente l’accesso all’informazione testuale attraverso il senso del tatto.
5. Funzioni e Pragmatica (pp. 120-125)
Le Funzioni di Jakobson (pp. 120-121), elaborate dal linguista Roman Jakobson, costituiscono una tassonomia influente delle diverse finalità che il linguaggio può assumere in un atto comunicativo, ciascuna correlata a un fattore specifico del modello comunicativo. La funzione fàtica si concentra sul canale e serve a stabilire, mantenere o interrompere il contatto comunicativo (es. “Pronto?”). La funzione referenziale o denotativa è orientata al contesto e mira a trasmettere informazioni oggettive sulla realtà esterna. La funzione espressiva o emotiva è centrata sull’emittente ed esprime stati d’animo, emozioni o atteggiamenti del parlante. La funzione conativa o persuasiva è rivolta al destinatario e mira a influenzarne il comportamento o le opinioni (es. ordini, richieste). La funzione metalinguistica si concentra sul codice stesso e viene impiegata quando si riflette sul linguaggio o si chiariscono i termini (es. “Cosa significa questa parola?”). Infine, la funzione poetica è incentrata sul messaggio in sé, sulla sua forma estetica e sulla cura stilistica, tipica della letteratura ma presente anche nel linguaggio quotidiano.
La Pragmatica (p. 123) è la disciplina linguistica che studia il linguaggio nel suo contesto d’uso, analizzando come il significato non sia solo una proprietà intrinseca delle parole, ma emerga dall’interazione tra i parlanti, la situazione comunicativa e le loro intenzioni. Si concentra sugli effetti della comunicazione sul comportamento degli individui, esaminando il modo in cui il linguaggio viene utilizzato per compiere azioni e influenzare gli altri.
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I 5 Assiomi della Pragmatica (pp. 123-125), formulati dalla Scuola di Palo Alto, costituiscono i pilastri teorici per comprendere la natura ineludibile e complessa della comunicazione umana:
1. Non si può non comunicare: Questo assioma fondamentale afferma che ogni comportamento, intenzionale o non intenzionale, in presenza di un altro individuo, è comunicazione. Anche il silenzio, l’immobilità o l’evitamento dello sguardo sono messaggi che veicolano significato.
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione: Il contenuto trasmette l’informazione esplicita, mentre l’aspetto di relazione definisce il tipo di rapporto tra gli interlocutori e il modo in cui il contenuto deve essere interpretato. È il “come” si dice qualcosa che qualifica il rapporto reciproco.
3. La natura della relazione dipende dalla “punteggiatura” delle sequenze di comunicazione: La “punteggiatura” si riferisce all’interpretazione che ciascun interlocutore dà alla sequenza degli scambi. Ogni partecipante tende a vedere le proprie azioni come reazioni al comportamento dell’altro, creando circoli viziosi di attribuzione causale che possono generare incomprensioni.
4. Si comunica sia col modulo numerico (verbale) che analogico (non verbale): Il modulo numerico è il linguaggio verbale, caratterizzato da precisione e astrazione. Il modulo analogico comprende tutti gli aspetti non verbali (gesti, espressioni, tono di voce), ricco di significato relazionale ma spesso ambiguo. L’efficacia comunicativa deriva dalla congruenza tra i due moduli.
5. Gli scambi sono simmetrici o complementari: Una relazione simmetrica è caratterizzata da un rapporto di uguaglianza, dove i partecipanti tendono a rispecchiare il comportamento dell’altro (es. due amici). Una relazione complementare è basata sulla differenza, con un partner che assume una posizione “one-up” (superiore) e l’altro una posizione “one-down” (inferiore) (es. docente-allievo, genitore-figlio).
Tra i Disturbi della comunicazione (p. 124), il concetto di “doppio legame” (double bind), introdotto da Gregory Bateson, è di particolare rilevanza. Si tratta di una situazione comunicativa paradossale in cui un individuo riceve messaggi contraddittori su diversi livelli di comunicazione (verbale e non verbale), e gli viene impedito di commentare la contraddizione o di evadere dalla situazione. Un esempio classico è l’ordine “Sii spontaneo!”, che è intrinsecamente contraddittorio e impossibile da eseguire, generando un profondo disagio psicologico e una potenziale patologia comunicativa.
6. Letture d’Autore (pp. 128-129)
Le riflessioni di Steven Pinker: Il linguaggio come istinto (p. 128) offrono una prospettiva evoluzionistica e innatista sulla natura del linguaggio. Pinker, eminente psicologo cognitivo e linguista, sostiene che il linguaggio non sia un mero prodotto culturale, acquisito attraverso l’apprendimento formale, alla stregua di abilità come la lettura dell’ora o la scrittura. Al contrario, egli lo descrive come un’abilità biologica intrinseca alla specie umana, un “istinto” che si sviluppa spontaneamente, seguendo un percorso predeterminato, analogo all’istinto del ragno di tessere la tela o del pipistrello di ecolocalizzare. Questa tesi enfatizza la base genetica e neurobiologica della facoltà linguistica, distinguendola nettamente dalle competenze culturali acquisite.
Le teorie della Scuola di Palo Alto: La pragmatica (p. 129), approfondiscono ulteriormente l’essenzialità del contesto per la comprensione del comportamento umano e della comunicazione. Il testo riaffirma che qualsiasi comportamento, verbale o non verbale, diventa incomprensibile se estrapolato dal suo contesto relazionale e situazionale. Attraverso esempi celebri, come i cicli predatore-preda (volpi-conigli) che illustrano l’interdipendenza tra gli elementi di un sistema, o le osservazioni dell’etologo Konrad Lorenz che imita gli anatroccoli per studiarne l’imprinting, la Scuola di Palo Alto dimostra come il significato emerga non dall’individuo isolato, ma dall’interazione dinamica all’interno di un sistema più ampio, sottolineando l’importanza di analizzare le sequenze comunicative nella loro totalità.
«Ciò che oggi si sa fare insieme, domani si sa fare da soli» — per Vygotskij si impara davvero solo nello scambio con gli altri.
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