Sciopero delle gite: i docenti protestano da soli

In breve: in Trentino e in Alto Adige centinaia di docenti hanno smesso di dare disponibilità a gite e attività extra. Nessuna sigla ha proclamato nulla: la protesta è nata nelle sale professori. È il segnale che qualcosa, nella rappresentanza della scuola, non funziona.

Cosa sta succedendo

Tutto parte da Bolzano, nell’autunno 2025, con il «Gruppo Dignità Istruzione Docenti» del liceo Pascoli: stop a gite, viaggi d’istruzione e attività non obbligatorie, salvo quelle già finanziate. Nel 2026 la protesta arriva in Trentino con la rete «Istruzione di qualità», nata all’istituto comprensivo di Mori.

Le prime ricostruzioni parlavano di circa quaranta istituti e oltre 1.500 docenti. Secondo l’ultimo servizio di Rai News TGR Trento gli istituti sono saliti a 52 e aderisce un docente su quattro. Al liceo Galilei di Trento hanno firmato 70 insegnanti su 87, rinunciando a impegni che giudicano a «rischi incalcolabili».

Perché lo fanno

Retribuzione: i promotori giudicano la base stipendiale insufficiente e ricordano che le attività collegiali sono compensate, in Trentino, con una quota provinciale di 310 euro lordi l’anno. In Alto Adige la Provincia ha offerto aumenti fra 4.000 e 5.190 euro lordi annui: per i docenti non bastano, con il costo della vita che c’è.

Riconoscimento: preparare lezioni, correggere, progettare, compilare documenti sono ore che il contratto non misura. Le gite, sostengono, sono un extra che non si può pretendere.

Una protesta pensata per costare poco

La formula è efficace perché non è uno sciopero: nessuno perde la giornata di stipendio. Si toglie soltanto ciò che il contratto non impone. È una «protesta bianca», una forma di lavoro a regolamento che rende visibile quanto la scuola si regga su ore volontarie e non pagate.

E i sindacati?

Un dato colpisce: la mobilitazione è autonoma. Nasce da gruppi spontanei, si organizza nei collegi docenti e nelle chat, non da una proclamazione sindacale. Non significa che le sigle non esistano o non siedano ai tavoli contrattuali. Significa che molti insegnanti non si sentono più rappresentati e scelgono di fare da soli.

Per la sociologia dell’azione collettiva è un classico segnale di crisi della rappresentanza: quando i canali istituzionali appaiono lenti o distanti, l’organizzazione risale dal basso. Ed è lecito chiedersi perché siano stati i docenti, e non i sindacati, a occupare questo spazio.

Dovrebbe succedere in tutta Italia?

Il problema non è trentino: contratti fermi, lavoro sommerso e carichi crescenti riguardano l’intera scuola italiana. Una mobilitazione coordinata trasformerebbe proteste locali in una questione nazionale di contrattazione.

Resta l’obiezione dell’assessora provinciale all’Istruzione Francesca Gerosa: boicottare le gite non è la strada giusta, perché a pagare sono gli studenti. È un’obiezione seria, e gli stessi docenti ammettono che la scelta è sofferta, visto il valore educativo di questi viaggi. La soluzione, però, non può essere che gli insegnanti tornino a lavorare gratis: il lavoro extra va portato dentro il contratto, con tempi e compensi riconosciuti.

Fonti

  • Rai News TGR Trento, ottobre 2026
  • Orizzonte Scuola, “Oltre 1500 insegnanti pronti a fermare le gite: la mobilitazione autonoma in Trentino contro il lavoro non pagato”
  • L’Adige, “Trento, la rivolta degli insegnanti parte dal Galilei”
  • Avvenire, “Sciopero delle gite, la protesta dei docenti si allarga al Trentino”
  • Open, “Bolzano, la protesta dei docenti che vogliono bloccare le gite scolastiche” (16 settembre 2025)
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«Ciò che oggi si sa fare insieme, domani si sa fare da soli» — per Vygotskij si impara davvero solo nello scambio con gli altri.

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