Lezione 7 di 9 del percorso Sociometria a scuola. Chi arriva in fondo può ottenere una nota di lettura da condividere su LinkedIn, Facebook o dove preferisce.
Il rappresentante di classe viene convocato e riferisce che va tutto bene, che non ci sono problemi, che l’unica cosa è la data della verifica di matematica. Dieci giorni dopo arriva una segnalazione su una cosa che andava avanti da un mese e che mezza classe sapeva.
Non aveva mentito. Semplicemente, quella cosa non era passata da lui. Era stato eletto a ottobre con undici voti su ventidue, il che significa che è il rappresentante di tutti e il riferimento di undici — e non necessariamente degli undici che contavano.
Due organigrammi nella stessa aula
Ogni classe ne ha due.
Il primo è dichiarato: rappresentanti, capigruppo, chi tiene il registro dei compiti, i tutor assegnati nei lavori, i referenti per i progetti. È visibile, verbalizzato, e il docente lo conosce perché in buona parte lo ha costruito lui.
Il secondo è la rete effettiva: chi viene cercato quando serve qualcosa, chi risponde davvero, chi riesce a far mettere d’accordo gli altri. Non è scritto da nessuna parte.
Quando i due coincidono, la classe è facile da governare: le comunicazioni ufficiali arrivano dove servono e le persone incaricate hanno l’autorevolezza per fare quello che è stato chiesto loro.
Quando divergono, succede quello che è successo al rappresentante dell’esempio: gli incarichi vengono svolti formalmente e non producono nessun effetto reale.
Come si misura lo scarto
Serve un dato in più rispetto alle risposte degli studenti: l’elenco di chi ha un ruolo. Si annota accanto a ciascuna sigla, prima della rilevazione, e non si comunica alla classe.
Poi si incrociano due informazioni: la posizione nella rete, cioè quante indicazioni si ricevono rispetto alla mediana del gruppo, e il ruolo dichiarato. Ne escono quattro caselle.
- 1Ruolo e reteL’incarico coincide con l’autorevolezza effettiva. È la condizione in cui le comunicazioni ufficiali arrivano dove servono.
- 2Ruolo senza reteHa l’incarico ma non riceve indicazioni. Non sta sbagliando: sta reggendo una responsabilità senza il sostegno del gruppo.
- 3Rete senza ruoloÈ il riferimento effettivo e non ha nessun incarico. Il punto in cui l’organizzazione dichiarata e quella reale non si parlano.
- 4Né ruolo né reteNessun incarico e poche indicazioni. La maggioranza della classe: non è una categoria problematica, è la condizione ordinaria.
Ruolo senza rete: che cosa non fare
È la casella che genera più equivoci, perché somiglia a un giudizio sulla persona e non lo è.
Una studentessa può essere stata eletta perché è la più diligente, o perché nessun altro si è candidato, o perché è quella con cui i docenti parlano più volentieri. Nessuna di queste ragioni la rende il punto a cui i compagni si rivolgono, e il fatto che non lo sia non dipende da un suo difetto.
L’errore tipico è caricarla ulteriormente per «farla crescere nel ruolo»: darle più responsabilità visibili, più incarichi, più esposizione. Di solito peggiora le cose, perché aumenta la distanza fra il ruolo e il credito che il gruppo le riconosce.
Quello che funziona è meno vistoso: affiancarla, su compiti concreti, a persone che nella rete hanno peso. Non per delegare loro il ruolo, ma perché l’autorevolezza si trasmette lavorando insieme molto più che ricevendo incarichi.
Rete senza ruolo: il caso da maneggiare con cura
È la situazione opposta, ed è quella su cui si commette l’errore più costoso.
La tentazione è ovvia: si è scoperto chi è il vero riferimento della classe, gli si dà un incarico e si mette a posto l’organigramma. Nella pratica funziona raramente, e a volte produce il risultato contrario.
L’autorevolezza informale, in un gruppo di adolescenti, dipende in parte dal fatto di non essere un’estensione dell’istituzione. Una persona a cui i compagni si rivolgono perché è dalla loro parte, nel momento in cui riceve un incarico dal docente, può perdere esattamente la posizione per cui la si era notata. Si è bruciato il canale che si voleva usare.
L’uso sensato di questa informazione è quasi sempre indiretto. Sapere chi è il riferimento reale serve a capire dove far partire un’iniziativa, a chi affidare un compito che deve circolare, con chi verificare se un messaggio è arrivato. Serve al docente per orientarsi, non alla classe per riorganizzarsi.
Il caso particolare del collante
Fra le domande di percezione ce n’è una che merita uno sguardo a parte: chi, secondo il gruppo, tiene insieme la classe.
Le risposte a questa domanda spesso non coincidono né con i ruoli formali né con chi riceve più indicazioni di aiuto. Indicano una funzione diversa: chi smorza gli attriti, chi rimette insieme il gruppo dopo un litigio, chi si accorge quando qualcuno è rimasto fuori.
È una funzione preziosa e completamente invisibile nei documenti scolastici. Non produce voti, non produce incarichi, non produce riconoscimento. Vederla è già qualcosa; dirlo a quella persona, in privato e senza farne un ruolo, è una delle poche restituzioni individuali che una rilevazione autorizza.
Perché questo scarto riguarda anche i docenti
Lo stesso schema vale per il consiglio di classe, e conviene esserne consapevoli prima di applicarlo agli studenti. Il coordinatore è il ruolo formale; il collega a cui tutti chiedono davvero come si fa una cosa può essere un altro. Nessuno lo mette a verbale, e tutti lo sanno.
Il che suggerisce la giusta misura di prudenza: uno strumento che rende visibile questo scarto è utile esattamente quanto è scomodo, e va usato con la stessa delicatezza con cui vorremmo fosse usato su di noi.
Perché dare un incarico formale a chi ha già autorevolezza informale può essere controproducente?
Perché in un gruppo di adolescenti quell’autorevolezza dipende in parte dal fatto di non rappresentare l’istituzione. Chi viene cercato dai compagni perché è dalla loro parte, ricevendo un incarico dal docente, può perdere la posizione che lo rendeva un riferimento. Si ottiene un organigramma più ordinato e si perde il canale che si voleva usare: l’informazione va sfruttata in modo indiretto, per orientare le proprie mosse.
Un rappresentante che riceve poche indicazioni sta svolgendo male il suo ruolo?
Il dato non dice niente sul suo impegno. Dice che il gruppo non lo indica fra le persone a cui si rivolge, cosa che può dipendere da come è stato eletto, da quali compagni lo hanno votato, o semplicemente dal fatto che le due funzioni non coincidono. La conseguenza pratica è organizzativa e non valutativa: le comunicazioni che passano da lui potrebbero non raggiungere tutta la classe, e conviene prevedere un secondo canale.
Il nodo aperto
Se l’autorevolezza reale non si trasferisce con un incarico, resta aperta la domanda su che cosa possa fare la scuola con questa informazione, oltre a orientarsi meglio.
Un’ipotesi è che l’unica via sia lenta e passi dai compiti: costruire situazioni in cui chi ha un ruolo e chi ha credito lavorano fianco a fianco su qualcosa di reale, e lasciare che il credito si ridistribuisca da solo. È poco spettacolare, richiede mesi e non garantisce niente.
L’altra ipotesi, meno consolante, è che una parte di questo scarto non sia riducibile: che i ruoli formali servano a far funzionare l’istituzione e la rete informale a far funzionare il gruppo, e che pretendere di farli coincidere sia una richiesta che nessuna delle due strutture può soddisfare.
Domande frequenti
Il rappresentante di classe è sempre il leader della classe?
No, e non c’è ragione perché lo sia. L’elezione dipende da dinamiche diverse da quelle che rendono qualcuno un punto di riferimento nella rete quotidiana. Le due posizioni possono coincidere, ma è un caso e non la regola.
Conviene nominare capogruppo chi riceve più indicazioni?
Di rado. L’incarico formale può indebolire proprio l’autorevolezza informale che si voleva utilizzare. L’informazione serve al docente per orientarsi, non necessariamente per riorganizzare i ruoli.
Come si annotano i ruoli in una rilevazione?
Si registrano accanto alla sigla di ciascuno prima della somministrazione, e non si comunicano alla classe. Servono solo a incrociare il dato in fase di lettura.
Che differenza c’è fra chi riceve più indicazioni e chi tiene insieme il gruppo?
La prima è una misura di convergenza: quante persone si rivolgono a qualcuno. La seconda è una funzione percepita, che riguarda chi ricompone il gruppo dopo gli attriti. Nella stessa classe spesso non sono la stessa persona.
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Sociometria a scuola · 9 lezioni
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