15 luglio 2026, Bruxelles. Un’inchiesta giornalistica pubblicata su Il Fatto Quotidiano ha svelato l’esistenza di un sistema parallelo di raccolta e archiviazione di dati personali gestito da Europol, l’agenzia europea per la cooperazione di polizia. Secondo le rivelazioni, il sistema opererebbe al di fuori dei quadri legali previsti, accumulando in modo sistematico informazioni su milioni di cittadini europei senza le dovute garanzie giuridiche. La notizia ha scatenato un acceso dibattito tra chi invoca la sicurezza e chi denuncia una deriva autoritaria.
Il Panopticon digitale: una lettura foucaultiana
Per comprendere la portata di questa vicenda, la sociologia della sorveglianza offre strumenti concettuali preziosi. Michel Foucault (Sorvegliare e punire, 1975) descriveva il Panopticon – il carcere ideale di Jeremy Bentham – come metafora del potere disciplinare moderno: una struttura circolare in cui un guardiano può osservare tutti i detenuti senza che questi sappiano se siano effettivamente controllati. L’efficacia del meccanismo sta nell’interiorizzazione della sorveglianza: il sorvegliato si autodisciplina perché si sente costantemente osservato. Il sistema-ombra di Europol, se confermato, potrebbe rappresentare una versione digitale di questo modello: un database occulto che raccoglie dati senza trasparenza, alimentando una sensazione di controllo pervasivo. Tuttavia, mentre nel Panopticon classico la visibilità era simmetrica (tutti potevano essere visti, ma nessuno vedeva il guardiano), qui il potere diventa asimmetrico anche nella conoscenza: il cittadino ignora persino l’esistenza del database, amplificando la disparità di potere.
Dalla sorveglianza al controllo: la società del rischio
Il filosofo Gilles Deleuze, in un celebre saggio (Postille sulle società di controllo, 1990), ha esteso l’analisi foucaultiana parlando di un passaggio dalle ‘società disciplinari’ alle ‘società di controllo’. Mentre le prime agivano attraverso istituzioni chiuse (scuola, caserma, fabbrica), le seconde esercitano un controllo continuo e modulare, spesso attraverso tecnologie digitali e sistemi di profilazione. Il sistema-ombra di Europol sembra incarnare proprio questa logica: non una sorveglianza limitata a situazioni di pericolo, ma una raccolta onnicomprensiva e permanente di dati, che permette di classificare e prevedere comportamenti. Il sociologo tedesco Ulrich Beck (La società del rischio, 1986) ci ricorda che nella modernità avanzata i rischi – come il terrorismo o la criminalità organizzata – diventano globali e giustificano misure di controllo sempre più invasive, generando un paradosso: per aumentare la sicurezza si sacrificano diritti fondamentali, producendo nuove forme di insicurezza (come la vulnerabilità ai data breach o l’erosione della privacy).
Europol archivia dati senza base legale
Classificazione e valutazione dei rischi
I cittadini si autolimitano per paura
Dati e percezioni: il gap tra reale e percepito
Per meglio comprendere l’impatto sociale di tali rivelazioni, è utile osservare come i cittadini europei percepiscono la sorveglianza. Secondo un’indagine Eurobarometro del 2025, la maggioranza degli intervistati (58%) si dichiara preoccupata per l’uso dei propri dati personali da parte delle autorità; tuttavia, solo il 23% è a conoscenza dell’esistenza di programmi di sorveglianza di massa. Il grafico seguente mostra la distribuzione delle opinioni tra i paesi UE, evidenziando un divario significativo tra la preoccupazione per la privacy e la consapevolezza delle pratiche di sorveglanza. La tabella comparativa sottostante illustra le differenze tra il sistema di sorveglianza legale (GDPR) e il sistema-ombra di Europol.
| Caratteristica | Sistema legale (GDPR) | Sistema-ombra Europol |
|---|---|---|
| Base giuridica | Regolamento UE, trasparente | Assente o segreta |
| Consenso dell’interessato | Richiesto per dati sensibili | Non previsto |
| Finalità | Limitata e specifica | Indefinita, potenzialmente illimitata |
| Controllo indipendente | Garantito da autorità di vigilanza | Assente |
| Diritto di accesso e rettifica | Sì | Non garantito |
Oltre il controllo: verso una sorveglianza partecipativa?
La reazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sarà cruciale. Da un lato, si potrebbe rafforzare la richiesta di maggiore trasparenza e accountability delle agenzie di sicurezza; dall’altro, il rischio è che la paura spinga ad accettare misure ancora più invasive. Lo psicologo sociale Stanley Milgram (1974) ha mostrato come le persone siano disposte a obbedire all’autorità anche quando ciò viola la propria coscienza, se la situazione è strutturata in modo da rendere la disobbedienza difficile. Oggi, la ‘autorità’ non è più un individuo, ma un sistema algoritmico capace di influenzare le nostre scelte. Per evitare una deriva autoritaria, è necessario promuovere una ‘sorveglianza partecipativa’, in cui i cittadini siano informati e possano controllare l’uso dei propri dati. La scuola e l’educazione civica digitale potrebbero svolgere un ruolo chiave, insegnando le competenze per navigare consapevolmente in un mondo di sorveglianza diffusa.
Implicazioni educative e pratiche
La vicenda Europol solleva questioni che vanno affrontate a più livelli. Sul piano legislativo, occorre rafforzare i meccanismi di controllo indipendenti e garantire che qualsiasi raccolta di dati sia trasparente e limitata a finalità specifiche. Sul piano sociale, è urgente avviare un dibattito pubblico sui limiti della sorveglianza e sul bilanciamento tra sicurezza e libertà. Infine, l’educazione deve includere la consapevolezza dei rischi legati alla profilazione e la capacità di esigere i propri diritti. Solo così si potrà evitare che il ‘sistema-ombra’ diventi un nuovo panopticon digitale, trasformando i cittadini in sudditi di un potere invisibile.
Domande frequenti
Secondo l'inchiesta del Fatto Quotidiano, è un database parallelo gestito da Europol che raccoglie dati personali senza una base legale trasparente, al di fuori dei controlli previsti.
Foucault ha usato il Panopticon come metafora del potere disciplinare: la sorveglianza invisibile induce autocontrollo. Il sistema-ombra digitalizza questo meccanismo, rendendolo ancor più pervasivo.
Rischia di normalizzare la sorveglianza di massa, erodere la privacy e generare un clima di autocensura, in linea con le società di controllo descritte da Deleuze.
Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.
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