La Performance del Genere nell’Era Digitale
Cosa significa essere maschio o femmina oggi? La risposta non arriva più principalmente dalla famiglia o dalla scuola, ma da TikTok, Instagram e YouTube. Nel suo libro “Chi sta costruendo tuo figlio?” (Amazon), Syntex Morandi analizza come le piattaforme digitali stiano operando una radicalizzazione sistematica dei modelli di genere, con conseguenze preoccupanti sullo sviluppo identitario degli adolescenti.
Judith Butler e la Performance: Il Genere Come Citazione
Morandi parte dalla teoria di Judith Butler, filosofa queer che ha rivoluzionato gli studi di genere negli anni ’90. La tesi di Butler è radicale:
Il genere non è qualcosa che si è, ma qualcosa che si fa.
Come spiega l’autore:
“Butler non si limitò a dire che il genere è culturale anziché naturale. Andò oltre: disse che il genere è performativo. (…) Quando una bambina si muove in un certo modo, parla in un certo tono, sceglie certi giochi, non sta esprimendo una femminilità innata che già possiede. Sta performando la femminilità, sta citando il copione culturale di cosa significa essere femmina in quella società.”
Il punto cruciale: oggi i “copioni” vengono scritti dagli algoritmi, non dalla cultura condivisa.
Margaret Mead: La Lezione Antropologica
Prima di entrare nel digitale, Morandi recupera la lezione di Margaret Mead, l’antropologa che negli anni ’20 dimostrò la variabilità culturale dei ruoli di genere studiando popolazioni della Nuova Guinea:
Tra i Tchambuli: Donne dominanti e aggressive, uomini emotivi e dipendenti
Tra gli Arapesh: Sia uomini che donne gentili e cooperativi
Tra i Mundugumor: Sia uomini che donne violenti e competitivi
La conclusione di Mead: “Se il genere fosse semplicemente natura, biologia, ormoni, dovremmo trovare le stesse configurazioni ovunque.” Invece troviamo variabilità culturale radicale.
Ruth Benedict: Apollineo vs Dionisiaco
Morandi utilizza la distinzione di Ruth Benedict tra culture apollinee (controllo, ordine, misura) e dionisiache (eccesso, estasi, trasgressione) per mappare i modelli di genere digitali:
Il Modello Apollineo 2.0 – La Perfezione Femminile
Piattaforma dominante: Instagram
Caratteristiche:
- Corpo controllato fino all’ultimo grammo
- Vita curata come opera d’arte
- Progetto di ottimizzazione continua
- Hashtag: #cleaneating #healthylifestyle #glowup
Come descrive l’autore:
“Le ragazze che performano questo modello mostrano le loro colazioni perfettamente bilanciate, i loro allenamenti quotidiani, le loro routine di skincare in diciassette passaggi, i loro outfit accuratamente coordinati, le loro camere impeccabilmente ordinate secondo i principi del minimalismo estetico. (…) Essere donna significa essere un progetto di perfezionamento continuo, significa esercitare un controllo totale sul proprio corpo e sulla propria immagine.”
Conseguenze psicologiche:
- Disturbi alimentari
- Ansia da perfezione
- Senso di fallimento permanente
- Insoddisfazione cronica
Il Modello Dionisiaco 2.0 – L’Ipersessualizzazione/Mascolinità Tossica
Piattaforma dominante: TikTok
Per le ragazze:
- Ipersessualizzazione precoce
- Challenge provocanti
- Movenze che citano il porno
- Corpo come strumento di provocazione
Per i ragazzi:
- Aggressività amplificata
- Sprezzo del pericolo
- Oggettificazione delle donne
- Performance dell'”alpha male”
Morandi spiega:
“Un ragazzo che fa un video dove mostra atteggiamenti misogini, dove ostenta aggressività, dove performa una mascolinità esagerata, non sta necessariamente esprimendo la sua vera natura. Sta citando un copione culturale che ha visto funzionare, che ha visto generare like, visualizzazioni, commenti.”
La Radicalizzazione Algoritmica: Il Meccanismo
Ecco il cuore dell’analisi. Gli algoritmi non si limitano a mostrare questi modelli – li radicalizzano attivamente attraverso le bolle di filtraggio:
Come Funziona la Radicalizzazione:
- Passo 1: La ragazza mostra interesse per fitness/estetica
- Passo 2: L’algoritmo nota il pattern
- Passo 3: Mostra contenuti progressivamente più estremi
- Passo 4: Ogni video è solo leggermente più estremo del precedente
- Passo 5: Dopo mesi, la bolla contiene solo contenuti estremi
- Risultato: L’estremo diventa la nuova normalità percepita
Come scrive Morandi:
“La cosa terribile è che questa progressione avviene in modo così graduale, così apparentemente naturale, che la ragazza non si accorge di essere guidata verso l’estremo. Ogni video è solo leggermente più estremo del precedente. Ogni passo è piccolo. Ma dopo mesi di questa dieta algoritmica, si ritrova in una bolla dove l’unica realtà visibile è quella dell’estremo.”
Il Caso Concreto: Instagram e i Disturbi Alimentari
Morandi documenta il percorso tipo:
Fase 1: Video su alimentazione equilibrata
Fase 2: Restrizioni “salutari”
Fase 3: Conteggio ossessivo calorie
Fase 4: Immagini di corpi al limite dell’anoressia
Fase 5: Normalizzazione dell’estremo
“E siccome l’algoritmo filtra attivamente i contenuti che non rientrano in quel modello, lei non vede più la zona grigia della normalità. Non vede più ragazze con corpi normali che vivono vite normali. Vede solo l’estremo. E crede che quello sia il mondo reale.”
Lo Stesso Meccanismo per i Ragazzi
La radicalizzazione maschile segue dinamiche analoghe:
Percorso tipico:
- Video motivazionali su fitness
- Contenuti sulla “mascolinità”
- Ideologia dell’alpha male
- Oggettificazione donne
- Glorificazione violenza
- Derisione sensibilità come “debolezza”
“Anche lui, come la ragazza nella bolla apollinea, non si accorge della progressione. Ogni video è solo leggermente più estremo del precedente. Ma il punto di arrivo è radicale.”
L’Habitus di Genere Digitale
Applicando Bourdieu, Morandi mostra come questi modelli si incorporino letteralmente:
“Una ragazza che cresce in una bolla algoritmica dove ogni corpo femminile mostrato è perfetto (…) non sta semplicemente vedendo immagini. Sta incorporando un modello di cosa significa essere donna. Sta imparando, nel corpo, che la femminilità richiede controllo totale, perfezionamento continuo, manutenzione ossessiva.”
Il risultato: Quando guarda il proprio corpo normale, prova “disagio fisico, vergogna incorporata, senso di fallimento viscerale.”
Gli Influencer Come Modelli Culturali
Un aspetto chiave è il ruolo degli influencer nel veicolare questi modelli:
“L’influencer, figura apparentemente spontanea che emerge dal gruppo dei pari e che sembra esprimere l’autenticità e la creatività della cultura giovanile, è in realtà quasi sempre un nodo strategico in una rete commerciale sofisticata. (…) L’influencer viene pagato, direttamente o indirettamente, per incorporare e promuovere certe tecniche del corpo, certi stili di consumo, certi modelli comportamentali che sono funzionali agli interessi di marchi, aziende, piattaforme digitali.”
La Dissociazione Identitaria
Morandi documenta come l’esposizione a modelli polarizzati porti a frammentazione identitaria:
Il caso di “Sara” (esempio del libro):
- Sara-studentessa (a scuola)
- Sara-digitale (su Instagram)
- Sara-figlia (con i genitori)
- Sara-amica (nel gruppo)
- Sara-atleta (in palestra)
“Queste diverse Sare non comunicano bene tra loro. Hanno memorie diverse, valori diversi, linguaggi diversi.”
La Critica Femminista: Il Corpo Come Progetto
Morandi integra la critica femminista contemporanea:
“Il modello apollineo digitale porta all’estremo la logica neoliberale del corpo come progetto imprenditoriale. Il corpo femminile diventa un’impresa da ottimizzare continuamente, un cantiere mai concluso, un fallimento sempre imminente.”
La citazione chiave dal libro:
“È un modello che, non casualmente, genera ansia, senso di inadeguatezza, disturbi alimentari. Perché la perfezione che mostra è letteralmente impossibile. È ottenuta attraverso filtri, editing, selezione accurata degli scatti migliori tra centinaia. Ma viene presentata come autentica, come raggiungibile se solo ti impegni abbastanza.”
Mascolinità Tossica e Bolle Algoritmiche
Sul versante maschile, la critica è altrettanto netta:
“Un ragazzo che cresce in una bolla algoritmica dove la mascolinità è costantemente performata attraverso aggressività, dominanza, oggettificazione delle donne, sta imparando che quello è ciò che significa essere un uomo. E quando prova emozioni che non rientrano in quel modello (…) prova vergogna.”
La Zona Grigia Perduta
Una delle perdite più gravi documentate nel libro è l’eliminazione della complessità:
“I ragazzi sono spinti a scegliere tra essere la ragazza perfetta apollinea o la ragazza provocante dionisiaca, tra essere il maschio alpha aggressivo o il maschio sensibile deriso come debole. La zona grigia, la complessità, la possibilità di essere qualcosa di diverso da questi estremi, viene attivamente eliminata dal feed.“
Cosa Possono Fare I Genitori?
Morandi propone strategie concrete:
1. Il Rilevatore di Modelli
“Quell’influencer che ti piace, che tipo di persona rappresenta? È il modello del successo facile, della bellezza perfezionata? E tu, quale modello ti attrae di più? perché?“
2. Denaturalizzazione
“Questi modelli di genere che vedi non sono naturali, non sono inevitabili, sono fabbricati. Sono il prodotto di scelte progettuali precise.”
3. Riflessività Critica
“Se tu potessi essere la persona che ammiri di più, indipendentemente da cosa indossa o come appare, come sarebbe? Quali qualità avrebbe?”
4. Contro-Narrazioni
Esporre a modelli alternativi, complessi, non radicalizzati attraverso libri, film, discussioni.
Il Genitore-Antropologo vs Il Giudizio Morale
L’approccio di Morandi evita il moralismo:
“Il genitore-antropologo non dice ‘questi influencer sono tutti falsi’ senza aver mai guardato un loro video (…) Il genitore che dice ‘ho visto che questo influencer promuove un certo tipo di corpo, tu cosa ne pensi?’ dopo aver effettivamente guardato i contenuti e capito il meccanismo, apre uno spazio di dialogo.”
Conclusione: Agency Critica Come Soluzione
La proposta finale è lo sviluppo di ciò che Butler chiamava “agency critica“:
“La capacità di riconoscere le norme di genere come costruzioni culturali anziché come dati naturali, e quindi la possibilità di scegliere consapevolmente come performare il proprio genere anziché essere semplicemente prodotti dalle norme dominanti.”
Come scrive Morandi:
“In gioco non c’è solo quali video guardano i nostri figli. In gioco c’è chi diventeranno, come capiranno se stessi, come si relazioneranno agli altri, quali vite potranno immaginare come possibili per loro stessi. E tutto questo non può essere lasciato alla logica del profitto algoritmico.”
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