Platone: Giustizia nella Repubblica
Platone affronta il tema della giustizia soprattutto nel suo dialogo La Repubblica. Egli concepisce la giustizia non solo come una virtù individuale, ma anche come una qualità essenziale della società nel suo complesso.
- Giustizia come armonia: Platone definisce la giustizia come una forma di armonia, sia nell’anima individuale che nella città-stato (la polis). Per Platone, l’anima è divisa in tre parti: la razionale, la concupiscibile e l’irascibile. La giustizia individuale si realizza quando queste tre parti sono in equilibrio, con la ragione che governa e le altre parti che svolgono il loro ruolo sotto la sua guida. Analogamente, nella città ideale di Platone, la giustizia si manifesta quando ciascuno svolge il proprio ruolo: i filosofi governano, i guerrieri difendono e i produttori lavorano.
- Il mito della caverna: Un altro aspetto rilevante è il mito della caverna, che Platone utilizza per illustrare la sua concezione della verità e della giustizia. La giustizia implica la conoscenza del Bene, che si trova fuori dalla “caverna” delle illusioni sensoriali. Solo chi ha raggiunto questa conoscenza (i filosofi) è in grado di governare giustamente.
- La giustizia come virtù cardinale: Per Platone, la giustizia è una delle quattro virtù cardinali (insieme a saggezza, coraggio e temperanza). Essa regola l’azione delle altre virtù e assicura che ciascuno svolga il proprio ruolo all’interno della società.
Aristotele: Virtù e il concetto di giusto mezzo
Aristotele, allievo di Platone, sviluppa una teoria etica incentrata sulla virtù e sul concetto di “giusto mezzo” nel suo lavoro Etica Nicomachea.
- Virtù etica e virtù dianoetica: Aristotele distingue tra due tipi di virtù: le virtù etiche (come il coraggio, la temperanza) e le virtù dianoetiche (legate alla ragione, come la saggezza e l’intelletto). La virtù etica riguarda il comportamento e le emozioni, mentre le virtù dianoetiche riguardano l’attività razionale.
- Il giusto mezzo: Una delle idee più celebri di Aristotele è quella del “giusto mezzo” (mesotes). Secondo Aristotele, ogni virtù è una via di mezzo tra due estremi viziati: per esempio, il coraggio è il giusto mezzo tra la codardia e la temerarietà. La virtù è quindi una disposizione a scegliere l’azione appropriata che si trova tra l’eccesso e il difetto.
- Eudaimonia: Per Aristotele, il fine ultimo dell’esistenza umana è l’eudaimonia, spesso tradotta come “felicità” o “realizzazione”. La virtù è essenziale per raggiungere l’eudaimonia, poiché vivere virtuosamente significa vivere in conformità con la propria natura razionale.
- Giustizia come virtù completa: Aristotele tratta la giustizia anche come una virtù, ma la concepisce in due sensi principali: la giustizia distributiva e la giustizia correttiva. La giustizia distributiva riguarda la distribuzione equa delle risorse nella società, basata sul merito, mentre la giustizia correttiva riguarda la riparazione delle ingiustizie, come nel caso di crimini o contratti violati.
Sintesi
- Platone vede la giustizia come una condizione di armonia e ordine sia nell’individuo che nella società. È legata alla conoscenza del Bene e al governo dei saggi. La giustizia per Platone è fondamentale per il funzionamento della società ideale.
- Aristotele, d’altra parte, considera la virtù come il modo per raggiungere l’eudaimonia, e la giustizia come una virtù tra le altre, importante per garantire l’equità nelle relazioni sociali. La virtù è un’abitudine acquisita che consiste nel trovare il giusto mezzo in ogni situazione.
In sintesi, mentre Platone associa la giustizia con un ordine universale e trascendente, Aristotele la inserisce nel contesto di una vita virtuosa orientata al benessere e alla felicità terrena.