Il 18 luglio 2026, l’OCSE ha diffuso i risultati del Programma per la Valutazione Internazionale degli Studenti (PISA) 2025, rilevando che in Italia il 23% degli studenti quindicenni non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura, e il 28% in matematica. Questi dati, in leggero peggioramento rispetto al 2022, riaccendono il dibattito sulla qualità della didattica. Se da un lato si invocano più risorse e formazione docenti, dall’altro emerge una questione epistemologica più profonda: quale modello di apprendimento stiamo utilizzando? Jerome Bruner, psicologo cognitivo tra i più influenti del Novecento, offre una chiave di lettura preziosa, contrapponendo il pensiero paradigmatico (logico-scientifico) al pensiero narrativo, e proponendo un curricolo a spirale basato sull’apprendimento per scoperta. La sua teoria, spesso citata ma raramente applicata in modo sistematico, potrebbe spiegare parte del declino e indicare una via d’uscita.
Il pensiero narrativo come fondamento dell’apprendimento
Bruner distingue due modalità di funzionamento cognitivo: il pensiero paradigmatico, che cerca verità universali attraverso categorie e leggi, e il pensiero narrativo, che costruisce significato attraverso storie, intenzioni e contesti. Mentre la scuola tradizionale enfatizza il primo, Bruner sostiene che l’apprendimento significativo avviene quando i concetti sono incastonati in narrazioni che diano loro senso. In La mente a più dimensioni (1986), scrive: ‘Il pensiero narrativo è il veicolo principale per la costruzione della realtà sociale’. I dati PISA 2025 mostrano che gli studenti italiani sono bravi in compiti meccanici (calcolo, decodifica) ma crollano nella comprensione profonda e nel problem solving: proprio lì dove serve un approccio narrativo.
Il curricolo a spirale e l’apprendimento per scoperta
Bruner propone un curricolo a spirale: i concetti fondamentali vengono introdotti in forma semplice già nei primi anni, e poi ripresi ciclicamente con crescente complessità. Questo approccio si oppone alla linearità dei programmi tradizionali. In Il processo educativo (1960), Bruner afferma: ‘Qualsiasi materia può essere insegnata in modo intellettualmente onesto a qualsiasi bambino in qualsiasi fase dello sviluppo’. L’apprendimento per scoperta, poi, non è semplice apprendimento autonomo: è guidato dall’insegnante che struttura l’ambiente perché lo studente possa ‘scoprire’ le regolarità. Non si tratta di lasciare il bambino in balìa del caso, ma di progettare situazioni che stimolino l’osservazione, la formulazione di ipotesi e la verifica.
Una distinzione concettuale: insegnamento lineare vs. insegnamento a spirale
Sequenza fissa
Valutazione sommativa
Trasmissione di conoscenze
Apprendimento passivo
Ricorsività dei concetti
Valutazione formativa
Scoperta guidata
Apprendimento attivo
Pensiero critico
Problem solving
Motivazione intrinseca
Comprensione trasferibile
I dati PISA 2025: una lettura alla luce di Bruner
Secondo l’indagine OCSE, gli studenti italiani ottengono risultati inferiori alla media OCSE in lettura (478 vs 485) e matematica (466 vs 489). Ma il dato più preoccupante è la dispersione: il 28% in matematica non raggiunge il livello 2 (competenza minima). L’analisi per item mostra che gli studenti italiani sono particolarmente deboli in domande che richiedono di interpretare informazioni da più fonti o di giustificare una strategia. È esattamente il terreno del pensiero narrativo: dare senso a una sequenza di eventi, connettere cause ed effetti, raccontare un ragionamento. Bruner ci direbbe che la scuola italiana privilegia la memorizzazione di regole e definizioni (pensiero paradigmatico) a scapito della costruzione di narrazioni personali attorno ai concetti.
Micro e macro: dall’esperienza in classe alla struttura sociale
A livello micro, un bambino che impara la matematica solo come insieme di formule (paradigmatico) senza storie che ne spieghino l’origine e l’uso, sviluppa una conoscenza fragile. A livello macro, una società che forma cittadini con competenze superficiali rischia di produrre disuguaglianze e bassa mobilità sociale. Il pedagogista John Dewey (1859-1952) aveva già sottolineato l’importanza dell’esperienza e del learning by doing, che Bruner reinterpreta in chiave cognitiva. Più recentemente, lo psicologo Albert Bandura (1925-2021) ha mostrato con la teoria dell’apprendimento sociale come l’osservazione e l’imitazione di modelli sia cruciale: un insegnante che usa storie e scoperta diventa un modello di curiosità intellettuale. In Italia, il curricolo a spirale è stato adottato solo in alcune sperimentazioni, come il progetto ‘Didattica per concetti’ di cui parla il pedagogista Piero Boscolo, ma non è mai diventato prassi ordinaria.
Contro-argomenti e limiti del modello bruniano
Critici potrebbero obiettare che l’apprendimento per scoperta è più lento e richiede docenti molto preparati, cosa che manca in molte scuole italiane. Inoltre, il curricolo a spirale rischia di essere ripetitivo se mal progettato. Lo psicologo cognitivo John Sweller, con la teoria del carico cognitivo, ha mostrato che l’istruzione diretta è più efficace per principianti, perché riduce il sovraccarico informativo. È una critica seria: Bruner stesso, in scritti successivi, ha moderato il suo entusiasmo per la scoperta pura, ammettendo che la guida dell’insegnante è essenziale. Tuttavia, il punto di Bruner non è eliminare l’istruzione diretta, ma bilanciarla con momenti di scoperta guidata. I dati PISA suggeriscono che l’estremo opposto – troppa istruzione diretta – ha fallito. Una sintesi possibile è l’istruzione esplicita graduale (I Do, We Do, You Do), che combina modellamento, pratica guidata e indipendente.
Implicazioni pratiche: cosa fare a partire dal 2026
I dati OCSE non sono una condanna, ma un campanello d’allarme. Alcune indicazioni concrete per la scuola italiana: (1) introdurre unità didattiche a spirale in cui gli stessi concetti (es. frazioni, struttura del testo narrativo) siano ripresi a diversi livelli di profondità; (2) formare gli insegnanti all’uso di situazioni problema e all’arte di fare domande che stimolano scoperte; (3) valutare non solo la risposta corretta ma anche il processo narrativo (come lo studente spiega il suo ragionamento). Le neuroscienze, con Antonio Damasio, ci ricordano che l’apprendimento è radicato nell’emozione e nella narrazione autobiografica: un concetto ‘sentito’ è ricordato meglio. Il curricolo a spirale di Bruner, se attuato con rigore, potrebbe riavvicinare gli studenti alla bellezza del conoscere, invertendo la deriva dei punteggi PISA. La sfida è culturale e politica: richiede di ripensare il ruolo dell’insegnante, da erogatore di contenuti a regista di esperienze di scoperta.
Domande frequenti
Il pensiero narrativo è una modalità cognitiva che costruisce significato attraverso storie e contesti, in contrapposizione al pensiero paradigmatico logico-scientifico. Bruner lo ritiene fondamentale per l'apprendimento significativo.
I concetti fondamentali vengono introdotti in forma semplice e ripresi ciclicamente a livelli di complessità crescente. Permette di approfondire gradualmente, collegando vecchie e nuove conoscenze.
Il 23% degli studenti italiani non raggiunge il livello minimo in lettura (soglia 2) e il 28% in matematica. I punteggi medi sono inferiori alla media OCSE, in particolare in compiti che richiedono interpretazione e giustificazione.
Analisi originale della redazione di Edizioni Karma, elaborata con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e revisione editoriale. Le fonti giornalistiche e scientifiche sono citate nel testo. Come nascono i nostri articoli.
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